Serie A: previsto un tracollo se non si riprende,le richieste al governo


Si è da poco conclusa l’Assemblea della Lega Serie A, naturalmente tenutasi in videoconferenza. I venti patron hanno stilato un documento comune, concernente le perdite economiche che colpirebbero il calcio italiano nel caso i campionati non riprendessero.
La Serie A perderebbe circa 720 milioni di euro, tra mancati diritti televisivi, spettatori allo stadio e merchandising; la Serie B tra i 150 e i 200 milioni, la Lega Pro tra i 20 e circa 80 milioni.
Tali previsioni saranno girate al presidente della FIGC Gravina: a lui il compito di mediare con il CONI ed il Ministro dello Sport Spadafora.

Al governo, il mondo del calcio chiede aiuto attraverso due manovre complementari. Da una parte, si ragiona su una possibile nuova forma di finanziamenti. In particolare, si pensa ad un nuovo gioco sul modello del Totocalcio, i cui introiti darebbero ossigeno al mondo-calcio nel breve periodo. Dall’altra, i club chiedono sgravi fiscali per superare la crisi (così come lo riceverebbero le altre imprese) nonché misure economiche per sostenere il costo degli stipendi (come la tanto paventata decurtazione degli stipendi). Ma i club ragionano anche sul lungo periodo: sono stati richiesti nuovi incentivi per la costruzione di infrastrutture, ed una diversa ripartizione dei diritti TV.
Ancora prematuro qualsiasi discorso riguardante la ripresa del campionato e degli allenamenti. Le prossime settimane saranno decisive in tal senso. Ma difficilmente si può pensare di ricominciare se non entro inizio maggio.

Gabriele Gravina, presidente della FIGC, ha parlato della ripresa nel corso di una intervista rilasciata a Il Giornale: “Ripeto da sempre: si tratta solo di ipotesi e non di una certezza. Ne aggiungerei un’altra: andrebbe bene anche il 20 maggio, valutando la ricaduta sul calendario internazionale. È la mia, la nostra, speranza: significherebbe avere la possibilità di rialzare la serranda del calcio italiano e offrire al Paese la spinta emotiva per recuperare il senso della vita normale. Playoff? Era una mia proposta, non ha riscosso successo e ne ho preso atto. Chi ha responsabilità, così deve comportarsi in queste ore perché non possiamo permetterci di offrire l’immagine di un settore divorato da polemiche intestine, visioni contrapposte, men che meno da minacce di ricorsi”.


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