Tutti no di Simone Zaza

Simone Zaza

Un no grosso come una casa, Anzi, più di uno, perché in realtà Simone Zaza ne ha detti diversi in questo mese. Ora, se è compremsibile la sua posizione e la richiesta di inserire l’obbligo del riscatto per chi lo avesse preso in prestito, meno lo è il fatto che il Toro non lo abbia spiegato chiaramente a tutti i potenziali acquirenti.

Una volta capito che Giroud non si sarebbe mosso da Londra, almeno adesso, l’Inter venerdì mattina ha riflettuto seriamente sulla proposta avanzata dall’agente Giuseppe Bozzo ai vertici nerazzurri per riempire la casella in attacco: Simone Zaza.

A fare saltare l’affare però, più che le resistenze del Torino, è stato proprio il diretto interessato. L’Inter infatti voleva impostare la trattativa col Torino sulla base di un prestito con diritto di riscatto ma senza alcun impegno per il futuro.

Un’ipotesi che non ha convinto Zaza. L’attaccante insomma chiedeva certezze sulla sua permanenza in nerazzurro con l’inserimento almeno dell’obbligo di riscatto, ma Marotta ha detto no facendo così sfumare l’affare.

Zaza peraltro nella sessione di mercato appena conclusa è stato accostato a vari club: dal Besiktas alla SPAL, dalla Sampdoria aVillarreal, Verona e Valencia ma alla fine ha deciso di restare al Torino.


Era fatta, per una somma complessiva di 16 milioni che sarebbe stata assolutamente in linea con quanto si aspetava la dirigenza. Come è andata a finire lo sappiamo tutti. Come sappiamo che Mazzarri, in teoria, avrebbe dovuto ragionare da domani senza più pensare a Zaza. E allora ci dobbiamo aspettare che, come successo ad esempio ad Emre Can negli ultimi due mesi sull’altra sponda di Torino, veda le partite soltanto dalla panchina e diventi l’ultima scelta nella rotazione del tecnico? La logica dice questo, perché si tratterebbe pur sempre di una scelta tecnica. Ma il campo alle volte racconta altro.

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