Dzemaili racconta Mihajlovic:”Senza di lui saremmo retrocessi”


2019 agrodolce per la formazione rossoblù, reduce da un successo maturato contro il Lecce che gli ha permesso di chiudere il girone di andata a quota 22 punti, dopo un avvio di stagione travagliato. Dopo la salvezza ottenuta nella scorsa stagione con tre turni di anticipo e conquistata grazie all’apprododi Sinisa Mihajlovic sulla panchina emiliana, il tecnico serbo, il 13 luglio scorso, ha convocato una conferenza stampa straordinaria per annunciare la sua malattia.“Ho la leucemia, ma vincerò questa battaglia”. Erano state le parole dell’ex Sampdoria: oggi tornato – se pur non definitivamente – alla guida del suo Bologna. Mesi particolarmente duri ripercorsi proprio il capitano rossoblù, Blerim Dzemaili, durante una lunga intervista concessa ai microfoni de “La Gazzetta dello Sport” in cui lo stesso ha svelato qualche retroscena partendo dal giorno della triste scoperta della malattia di Mihajlovic.

“Nella data stabilita noi partiamo per il ritiro: primo giorno, ci dicono che ha la febbre; secondo, uguale. Al terzo, l’ufficio stampa ci dice: il mister vorrebbe parlarvi. Non sappiamo nulla. Quel collegamento via skype ci rimarrà nella mente tutta la vita. Era il 13 luglio e piansi. Sa cosa dicevamo fra noi giocatori prima di quella botta? Che con lui avremmo mangiato il mondo. Ma ci arriveremo”.

“Fosse arrivato un mese dopo – ha ammesso Dzemaili – oggi saremmo in B. Quando venne da me, disse: ‘Devi farmi la differenza, sennò sei un giocatore perso’. Mi diede una scossa e una carica pazzesche. La gara spartiacque? Quella in casa contro l’Empoli, 3-1. Andiamo all’intervallo sotto di un gol. Sinisa dice: ‘Noi la vinciamo perché i gol li facciamo’. I film motivazionali? Mai successo nella mia carriera. Mai. Quando ci fece vedere ‘Il volo della fenice’, a un certo punto stoppò tutto e ci chiese: ‘Voi quale personaggio vi sentite in questo momento?’. In 24 su 25 rispondemmo la stessa cosa, ovvero quello più egoista che pensava solo a se stesso. Morale: non eravamo un gruppo. Cosa che nel film hanno poi fatto, riuscendo a salvarsi la vita”.


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