[Video] Coronavirus, Klopp: “Ho visto cantare ‘You’ll Never Walk Alone’ in ospedale e ho pianto”


Il tecnico tedesco del Liverpool, Jurgen Klopp si è raccontato al sito ufficiale del club in una lunga intervista dedicata all’emergenza sanitaria mondiale: “Il virus ci sta insegnando una cosa importante: siamo tutti uguali. Non c’è più un mio o uno tuo problema, c’è un nostro problema. E chi combatte mettendo a repentaglio la propria vita dev’essere ammirato e apprezzato: sono semplicemente straordinari”.

Jurgen Klopp potrebbe non alzare mai al cielo il titolo 2019/2020 della Premier League con il Liverpool. La stagione è attualmente interrotta, con i reds in vetta solitari, ma senza la possibilità di sapere se tutto potrà riprendere e, quindi, poter chiudere la regular season festeggiando un trofeo che a Liverpool manca da 30 anni.  Eppure, il tecnico tedesco, intervenuto sul sito ufficiale del club, non si è dilungato sul rammarico di un sogno infranto per l’emergenza sanitaria da coronavirus, che ha colpito violentemente anche l’Inghilterra, ma sull’attuale problematica che ha creato il covid-19.

Certo, vedere sfumare un titolo inseguito 30 anni e lì, ad un passo con una classifica che – moralmente – ha già decretato il Liverpool campione, dà fastidio. Prima della sosta forzata, i rossi di Klopp godevano di un vantaggio fenomenale e un tabellino di marcia quasi immacolato: 82 punti in 29 gare, frutto di 27 vittorie un pareggio e una sola sconfitta (con 66 reti fatte e solo 21 subite) ma soprattutto vantando 25 punti di vantaggio sulla seconda.



Ma le parole di Klopp sono quasi interamente riservate al racconto di questi giorni, in cui tutto il mondo è sotto scacco per la pandemia: “Nei giorni scorsi ho ricordato ai nostri tifosi che la salute viene prima di tutto, anche del calcio. Non si deve dimenticare il calcio ma ci sono cose più importanti. Oggi, tutti abbiamo gli stessi problemi. Non c’è un mio o un tuo problema, c’è un nostro problema. La natura, con questo virus ci sta insegnando che siamo tutti uguali, senza differenze. Ci si ammala a 10, 20, 40, 70 anni”.


Un pensiero particolare del tecnico tedesco va poi a chi, ogni giorno è sul ‘fronte’, negli ospedali e nei presidi dove sicura la malattia 24 ore su 24, a rischio della propria vita: “È straordinario, è grandioso tutto ciò che stanno facendo.  Mi è stato inviato un video di persone in ospedale – appena fuori dall’area di terapia intensiva – che hanno iniziato a cantare “Wi’ll Never Walk Alone” e ho iniziato a piangere immediatamente. È incredibile: queste persone non solo lavorano ma hanno un ottimo spirito. Sono abituati ad aiutare altre persone, lo fanno giorno dopo giorno. Si mettono in pericolo perché aiutano le persone, quindi non ho potuto ammirarle di più e apprezzarle di più, davvero non potevo”

Fonte fanpage


COMMENTA L'ARTICOLO