Il pensiero di un tifoso:”È più umiliante avere paura che Cairo se ne vada…”


Si fa presto a parlare di “umiliazione” quando si perde 7-0 in casa….
Sono buoni tutti a dire stasera che Mazzarri va cacciato, che Cairo deve passare la mano, che i giocatori sono indegni, devono togliersi la maglia etc etc etc

Lasciate che vi dica una cosa: non è umiliante farsi goleare a domicilio da una squadra nettamente più forte, meglio allenata, con una società seria alle spalle…o per lo meno non è molto più umiliante di tante altre cose.

È più umiliante alzarsi il mattino ed avere paura che Cairo se ne vada, perché senza di lui andremo in serie B, in serie C o nei dilettanti…in buona sostanza perderemmo “il calcio che conta”.

È più umiliante lasciarsi chiudere fuori da casa propria da un foresto dall’accento toscano e dalla lacrima facile, che di Torino e di Toro non sa nulla, e che ha scambiato il Filadelfia per una specie di proprietà personale.

È più umiliante svilire la retorica del cuore Toro, passata dall’essere fonte ispiratrice per poter reagire e pugnare ferocemente al cuore delle ingiustizie della vita, a elemento giustificativo di continui fallimenti.
Come distorcere completamente il significato delle cose passando da “siamo del Toro ed anche nella sofferenza non molliamo mai” a “siamo del Toro QUINDI dobbiamo soffrire”.

È più umiliante ed avvilente l’ignoranza che porta a pensare che Cairo sia un povero tapino vessato dai potenti, che fa quello che può in una città nella quale i dominano i “poteri forti”, senza però rendersi conto che è Cairo stesso il peggior burattinaio, manipolatore del pensiero, nonché IL potere forte per eccellenza.

È più umiliante dire di essere del Toro e poi giustificare la repressione, le ingiustizie, la barbarie morale nella quale siamo precipitati.

È più umiliante non tendere la mano al fratello nel momento del bisogno ed anzi affermare che “sicuramente se l’è andata a cercare”.

È più umiliante mascherare i propri meschini interessi di bottega camuffandoli, contrabbandandoli e spacciandoli per amore verso i nostri colori.

È più umiliante essersi svenduti a buon mercato, aver lasciato crepare il Toro ed oggi fingere di adorarne un simulacro, nemmeno fosse il vitello d’oro.

Di umiliazioni ne abbiamo subite un’infinità, e ben peggiori di quella di questa sera, solo che ci hanno fatto credere che fosse tutto normale, che non fosse colpa nostra, perché così va il mondo.

L’immagine più rappresentativa di questa serata che resterà tatuata per sempre come marchio d’infamia nella mente di chi il Toro lo ama sul serio, sono senza dubbio le lacrime di Millico.
Un ragazzo del vivaio che un allenatore vecchio, timoroso, fallito come la società che rappresenta, sta distruggendo fiaccandolo nello spirito e nel cuore.
Già, il cuore, il
cuore granata….forse qualcuno una volta sapeva cos’era, ma si sono venduti pure quello insieme a tutto il resto.

Cosa resta?
Restano le bestemmie, resta la rabbia, resta la consapevolezza che siamo morti e che da soli non siamo più nemmeno in grado di allacciarci le scarpe, figuriamoci inscenare una simil contestazione seria.

Il Toro è morto, ma non stasera: è morto quando nel 2005 in piazza c’erano 4 gatti, è morto quando Cairo ha iniziato a dirci “volete fallire di nuovo?” agitando davanti ai nostri occhi un fantasma tanto meschino quanto improbabile, è morto quando una curva si è venduta per 4 spicci e l’altra è stata ammazzata su commissione.

Siamo morti, ma ci sono tanti modi per morire e noi abbiamo senz’altro scelto il peggiore.
Quindi?
Quindi niente….chiudete la bara, prima che Cairo provi a vendersi anche il nostro cadavere.

E.B.


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