Il 26 gennaio 1919 nasceva “Il Capitano” Valentino Mazzola

Il 26 gennaio 1919 nasceva, a Cassano d’Adda, Valentino Mazzola. Diventerà una vera e propria leggenda. Valentino fu costretto a lasciare la scuola elementare e lavorare in una bottega da fornaio per aiutare la famiglia dopo la tragica morte del padre, investito da un camion. Lo chiamavano “tulen” (barattolo in dialetto) per via delle lattine che colpiva. Calciava qualunque cosa gli capitasse a tiro. A dieci anni diventa già un piccolo eroe. Si butta nel fiume Adda per salvare un ragazzo più piccolo di lui che stava affogando. Si chiamava Andrea Bonomi e sarebbe diventato capitano del Milan. Si unirà ad Emilia, dalla quale avrà due figli: Sandro e Ferruccio. Mazzola creò il primo caso di bigamia, che precedette Coppi e la Dama Bianca. Sposò, infatti, la giovane aspirante miss Giuseppina a Vienna. Un matrimonio brevissimo. Venne celebrato il 20 aprile del 1949. Il 4 maggio Valentino morì.

«Ancora adesso, se debbo pensare al calciatore più utile ad una squadra, a quello da ingaggiare assolutamente, non penso a Pelé, a Di Stefano, a Cruijff, a Platini, a Maradona: o meglio, penso anche a loro, ma dopo avere pensato a Mazzola»

Giampiero Boniperti


Valentino iniziò a giocare nella Tresoldi, squadra del quartiere. Un compaesano lo notò e lo segnalò all’Alfa Romeo, dal momento che tutte le aziende avevano un club di calcio. Rimedia uno stipendio fisso da meccanico e il ruolo di calciatore a tempo pieno. Il Milan ci prova, ma Valentino rifiuta preferendo il posto fisso. Lo ingaggia il Venezia, quando va a fare il militare. Esordisce in Serie A nel 1940 e nel 1941 conduce la squadra alla vittoria della Coppa Italia. Nel campionato successivo si conferma. Il Venezia raggiunge il terzo posto. La Juventus sta per comprarlo, ma sarà l’altra parte di Torino a spuntarla. Il presidente Ferruccio Novo stacca un assegno da 250 mila euro. Il Torino incanta e Mazzola pure. E’ il faro di una squadra incredibile. Segna la più veloce tripletta della storia della Serie A. Contro il Vicenza impiega 3 minuti ad infilare altrettanti palloni in rete.


E quando capitava una giornata storta (poche volte a dire il vero) niente paura. Valentino guardava verso la tribuna e invitava il trombettiere, Oreste Bolmida, a suonare la carica. Mazzola si arrotolava le maniche e partiva il celeberrimo “quarto d’ora granata”. Lazio sopra 0-3, la partita finiva 4-3. E via così…


Una favola. Purtroppo senza lieto fine. Quel 4 maggio 1949 sarà fatale a tutta la squadra. Il Torino vola a Lisbona per un’amichevole contro il Benfica, organizzata per l’addio al calcio di Francisco Ferreira, capitano portoghese. Valentino è terrorizzato dall’aereo. Agli amici diceva sempre: “morirò giovane”. Aveva ragione. Di ritorno dal Portogallo, la fitta nebbia manda in tilt la strumentazione di bordo. L’altimetro impazzisce e l’aereo si schianta contro la Basilica di Superga. Morirono 31 persone tra calciatori, tecnici, giornalisti e membri dell’equipaggio. Una squadra unica, guidata da un calciatore unico. Capace di segnare 97 gol in 5 campionati e di tirar fuori giocate straordinarie. Una leggenda, semplicemente Valentino Mazzola.

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