Toro-Fiorentina,storia di rispetto e amicizia

Le affinità elettive del calcio. Torino-Fiorentina e’ la storia del più datato, saldo, passionale, glamour gemellaggio tra due realtà così all’apparenza diverse, eppure così simili tra loro. Quella più spensierata che vive sulle rive dell’Arno e quella più riservata, appunto “sabauda”, che ha piazzato le tende lungo il Po. Due sponde diventate amiche prima di chiunque altro nel mondo del pallone. E poi sorelle, da quando sono nati tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 i gruppi ultrà organizzati: a quei tempi, a tutti parve subito la cosa più naturale del mondo celebrare ufficialmente una simpatia che affondava le sue radici nel tempo. Da quando?

E’ nell’immediato dopoguerra che nasce il binomio Fiorentina-Toro. E come per tutti i rapporti veri e duraturi, anche questo ha origine da un grossa emozione, in questo caso commozione: quella provocata dalla tragedia di Superga che il 4 maggio 1949 spazzò via in pochi secondi la squadra più forte di tutti i tempi. Il Grande Torino non c’era più, e nella corsa alla solidarietà si distinse particolarmente la Fiorentina, la più solerte a girare ai granata alcuni suoi ragazzi della Primavera, per permettere al Toro di finire il campionato e di programmare quello successivo. Parte da qui questa grande storia di rispetto e amicizia, l’unica cominciata per iniziativa di un club e poi rinsaldata (molto anni dopo) dalle rispettive tifoserie. Un gemellaggio di popolo, dove i protagonisti non sono solo gruppi da curva, ma due intere città. Che prima e dopo ogni incontro di campionato s’abbracciano. Comunque vada.

“E’ un fattore antropologico che non deriva solamente dalla comune avversione per la Juventus– così Domenico Mungo, torinese di nascita ma grande appassionato della Fiorentina da sempre, insegnante e autore di diversi libri dedicati al tifo estremo – perché granata e viola vivono delle stesse passioni, respirano le stesse emozioni. Hanno affinità elettive che nel corso degli anni si sono radicalizzate. E vivranno all’infinito”. Nonostante qualche tentativo, subito sedato, di sabotare l’unione. Quando Marcos Alonso dopo il gol dello 0-1 (momentaneo, poi il Toro rimontò e vinse 3-1), pensò bene di esultare sotto la culla del tifo di casa, la Maratona, mimando il gesto del torero che fece infuriare i granata e si portò dietro anche una scia di rimproveri provenienti da Firenze. Prima, solo caramelle: ecco le ultime due. Nel 2008, nell’allora Olimpico, alla penultima giornata di campionato tutto lo stadio esultò al gol di Osvaldoche consegnò alla Fiorentina la Champions League. Qualche anno dopo, il Toro si giocò a Firenze l’Europa. Finì 2-2. E nonostante il rigore del sorpasso fallito all’ultimo secondo da Cerci, i granata centrarono l’obiettivo dopo 20 anni d’astinenza, tra la goduria anche dei tifosi viola che per 90 minuti tifarono apertamente per gli avversari. Anzi: amici.

Fonte torinosportiva

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