Anche Inter e Juve segretamente schierate per la non ripresa del campionato

Domani Assemblea di Lega per trovare una posizione di maggioranza. Udinese e Bologna alla guida dei ribelli che pensano alla richiesta di paletti certi.

Sono settimane che va avanti la lotta intestina tra presidenti dei club sul nodo della ripartenza del campionato. Due fronti contrapposti che si sfidano a suon di colpi bassi, scrive il Messaggero. Con alcuni presidenti schierati apertamente e altri meno. Il motivo della contesa sono i soldi, perché interrompere il campionato vorrebbe comporterebbe il mancato pagamento dell’ultima tranche dei diritti tv già a bilancio e quelli da spartire in base alla classifica.

Scrive il quotidiano:

Cairo e Cellino guidano il partito del no che nell’oscurità abbraccia anche Juve e Inter. Lotito, invece, da sempre è il fautore della ripresa. Poi ci sono le lotte dei dimenticati della serie B, della C e della Lnd. Infine c’è il presidente della Figc, Gravina che gioca al rischiatutto della ripartenza”.

Oggi a Milano si riunirà il consiglio di Lega, domani l’Assemblea. L’idea è di trovare una via appoggiata almeno da una maggioranza. Intanto, continua il Messaggero,

“Ieri tra i ribelli si cominciava a far strada l’idea di stilare una serie di richieste fondamentali per la ripartenza. Promotori l’Udinese e il Bologna. Una decina i club che vorrebbero mettere nero su bianco determinati paletti senza i quali di ripartire non se ne parla. Dal calendario di questa a quello della prossima stagione. La data certa del 31 luglio come fine del campionato. Poi, dove giocare? Al centro sud per tutti sembra una soluzione impraticabile. Ancora la questione “eventuali positivi”. E ci si chiede se un provvedimento federale possa produrre effetti modificativi”.

Tra i più attivi, scrive il quotidiano, c’è il Torino di prattutto, il Coni di Giovanni Malagò.

Tra i punti all’ordine del giorno dell’Assemblea di domani i diritti tv e la spartizione dei soldi delle ultime 12 giornate.

“Secondo la legge Lotti, infatti, il 22% viene stabilito in base ad audience e spettatori allo stadio. Ma se si gioca a porte chiuse come si determina? Le piccole vorrebbero una fetta uguale per tutti. Le grandi no. E comunque questo è un discorso che potrebbe valere anche per gran parte del prossimo anno visto che non c’è certezza che si riprenderà a porte aperte”.


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