La Stampa,Malagò: “Non assegnare scudetti sarebbe un segnale”

Sul quotidiano un’intervista al presidente del Coni, Giovanni Malagò. Racconta il giorno in cui ha capito che sullo sport italiano stava calando il sipario: “La sensazione covava sotto la cenere. Poi si è diffusa a macchia di leopardo tra dirigenti e atleti. Era il nove marzo, giorno dell’ultima partita della Serie A, quando in video conferenza abbiamo deciso di fermarci per resettare tutto”.

Ma non tutti gli sport hanno chiuso e il calcio ancora cerca il modo per andare avanti: “Io non ho sollecitato nessuno. I presidenti federali mi hanno detto che avrebbero interrotto, è nei loro diritti».

Sul calcio e sugli attacchi della Lega alla sua ingerenza nel tema: “Sono il primo a riconoscere la specificità del calcio e il diritto/dovere di cercare ogni strada per chiudere la stagione. Ma non hanno mai pensato a un’alternativa. Catia Pedrini, presidentessa del Modena Volley, ha detto che non potrà più permettersi l’ingaggio di Zaytsev dopo questa crisi e che per salvaguardare la società, parliamo di uno dei capisaldi della pallavolo, è disposta a lasciarlo andare nella prossima stagione. Invece di pensare al campionato o alle coppe, cerca di mettere in sicurezza il futuro. Perché il vero problema non è l’oggi ma il domani».

La non assegnazione degli scudetti per lui sarebbe un segnale: “Non mi permetto di parlare di etica. Ma è palese il bisogno di lasciare un segnale, è un sentimento molto diffuso tra la gente. Che il Paese sia diviso in due è un dato acclarato. Tutti i progetti possono essere interessanti, poi però bisogna andare nei dettagli. I piatti si devono cucinare, non solo immaginare”.

Che Italia uscirà da questa tragedia? “Con tantissimi problemi. Per questo mi auguro che prevalga il bene comune e non i personalismi: nel Paese e quindi anche nello sport”.


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