Gazzetta: “Stop calcio al Nord?Il caso Brescia fa rumore”

Durante la sua ultima intervista, il presidente federale Gravina ha di nuovo suggerito la possibilità di «un campionato senza partite al Nord». Questo ovviamente per la gravità della situazione Coronavirus in Lombardia. Milano e Bergamo, le città del campionato più colpite, dovrebbero chiudere San Siro e il nuovo Gewiss Stadium. Ma La Gazzetta dello Sport assicura che questa “ipotesi non entusiasma i club coinvolti. Ogni alternativa resta legata all’azione di contenimento del virus, che continuerà a dettare i tempi e i modi della ripresa”, si legge.

PROTEZIONE TOTALE – In primis, La Gazzetta spiega cosa accadrebbe se si dovesse ripartire: “La ripresa sarà accompagnata da un protocollo di «prescrizioni e raccomandazioni» riservate ai giocatori e a tutto il personale che opera a stretto contatto. Motivo per cui l’intero gruppo vivrà in una “bolla”, con disposizioni severe a tutela assoluta della salute. In questo modo ogni squadra godrebbe di una protezione totale, indipendentemente – è la teoria dei club – dal luogo in cui si svolgerebbe la partita. Lo stadio rigorosamente a porte chiuse completerebbe il quadro: la Serie A si sposterebbe rispettando ogni disposizione e incontrerebbe solo interlocutori che si muovono sullo stesso piano”.

PERCHE’ DICONO NO – Per questo, La Gazzetta raccoglie il no di Inter, Milan e Atalanta: “In questo modo lasciare San Siro per un altro stadio non aumenterebbe il livello di sicurezza. Ci sarebbe semmai lo svantaggio – per chi dovesse lasciare il proprio stadio – a livello organizzativo e di costi. Una questione esclusivamente tecnica dato che i tifosi non potranno comunque assistere alle partite e sostenere la loro squadra. L’Atalanta non avendo avuto indicazioni in merito non ha preso in considerazione l’ipotesi di trasferirsi da Bergamo, a maggior ragione non valuta impianti sostitutivi. E il Brescia minaccia di non ritornare proprio a giocare, un caso che è esploso in maniera seria perché Cellino non vuol più far mettere piede in campo ai suoi giocatori”.

L’OBBLIGO DEL GOVERNO – In ogni caso attenzione perché “potrebbe intervenire una disposizione di divieto governativa, o della Regione. In questo caso i club dovrebbero necessariamente indicare un’altra sede delle proprie partite casalinghe. Se su questo punto non venisse trovato un accordo con la Lega, le società non potrebbero rifiutarsi di giocare nell’impianto alternativo che verrebbe loro indicato”.


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