Longo:”Li porto al Museo del Toro,devono capire dove sono”

Moreno Longo

Quali sono le insidie maggiori per domani?
“E’ una squadra che con Ranieri ha trovato identità, dispone di calciatori di qualità, che dà pochi spazi e tiene bene il campo. Dovremo essere bravi a leggere la partita: dovremo fare la gara ma anche coprirci bene, la Samp va rispettata ma noi dobbiamo dare la nostra impronta al match. Mi aspetto un Toro che cerchi di fare la partita per il più possibile”.

Domani il suo esordio: si aspetta la spinta forte del pubblico?
“Sono stati giorni particolari per me e per tutta la piazza, oltre che per i giocatori: si è percepito entusiasmo, ma non dobbiamo perdere la lucidità di capire che domani scendiamo in campo e dobbiamo pensare alle cose concrete per offrire una prestazione all’altezza. Grazie ai prezzi popolari, ci saranno più di 18mila persone: mi aspetto una stadio caldo, so quanto ci possono dare i tifosi. Noi dovremo ricambiare l’entusiasmo”.

Che tipo di risposte ha avuto dalla squadra?
“Quattro giorni sono pochi, ma ho sensazioni positive: su squadra si può lavorare molto bene. Tutti mi hanno dato massima disponibilità, ho visto negli occhi dei ragazzi la voglia di invertire il trend negativo. Ma le parole stanno a zero, i sorrisi fanno bene ma per mantenerli ci vanno le prestazioni”.

Qual è la sua idea di calcio?
“E’ un periodo di evoluzione del calcio: si parla di calcio propositivo, di cominciare il giropalla da dietro, riconquista alta del pallone. Per me sono una sinfonia per le mie orecchie, è ciò che mi piace e che ho iniziato a fare con la mia Primavera. Ci va la fortuna di avere una squadra costruita per l’allenatore, bisogna capire cosa può fare quella squadra. Una proposta errata può non portare alla soluzione corretta: ci vuole l’intelligenza di capire la soluzione in base ai giocatori a disposizione”.Continua a leggere dopo la pubblicità

Come l’ha accolta la squadra?
“Le prime ore sono state convulse, tra trovare accordo con il Torino e risolvere con il Frosinone, non avevo avuto modo di realizzare. Al primo allenamento a porte aperte al Fila si è percepito cosa abbiamo intorno a noi: l’emozione mi ha pervaso, ma facendo questo lavoro bisogna abituarsi a mantenere freddezza. E ci si impiega pochissimo a passare dalle stelle alle stalle. Ho i piedi per terra, dedico ogni energia a questo gruppo. Dai giocatori ho ricevuto disponibilità: hanno lavorato con entusiasmo, voglio che prima ci siano uomini e poi calciatori. Sono persone serie e di valori, mi aspetto sempre questo impegno e questa dedizione”.Continua a leggere dopo la pubblicità

Come stanno gli infortunati?
“Ansaldi è rientrato in gruppo, ha svolto due allenamenti ma è fermo da un mese: ha una condizione precaria, non ha un minutaggio adeguato e vedremo come gestirlo. Rincon ha risolto il suo problema. Abbiamo fuori Zaza e Baselli, ma stanno progredendo e le sensazioni sono buone: in settimana miglioreranno ulteriormente”.

Come si immagina la partita di domani?
“Sarà un’emozione entrare in campo, ci sarà un colpo d’occhio al quale non si era più abituati. Sarà il momento in cui ci renderemo conto che adesso sta a noi, dovremo prenderci le nostre responsabilità”.

Quanto ci vorrà per vedere la sua mano?
“Non posso dare una risposta precisa, posso dire che spero di fare il più velocemente possibile. Voglio trasmettere mentalità, ma dalle risposte avute in settimana i giocatori mi hanno dimostrato che possono essere stimolati. Siamo già nel girone di ritorno, bisogna avere il dono della sintesi per entrare nella testa dei calciatori. E’ meglio non mettere troppi concetti ma sintetizzare al massimo, poi ai dettagli ci penseremo”.

C’è qualcuno che ha toccato le sue corde con qualche messaggio di affetto?
“E’ quello della mia famiglia. Spesso ci sentiamo poco, ma con un sms mi hanno ricordato quando a 10 anni entravo al Filadelfia per fare i provini sul campo secondario dove mio padre decise di portarmi. Per lui essere venuto a un allenamento condotto da suo figlio è stata una grandissima soddisfazione”.

C’è anche Asta nello staff: che ruolo avrà?
“Era una scelta già decisa, poi per problemi burocratici era giusto non annunciarlo durante la mia conferenza. E’ una persona che ho voluto e abbiamo voluto, ci lega un rapporto particolare e abbiamo condivisione di idee e di metodologie. Sarà una parte fondamentale del mio staff per cercare di raggiungere gli obiettivi”.

Belotti e Sirigu sono due simboli: avete parlato insieme e come li ha trovati?
“Non li scopro io, sono due giocatori di grandissima importanza non solo per il Toro ma anche per la Nazionale. Vanno messi nelle condizioni di potersi esprimere. Sirigu ha un modo di interpretare tutto suo, è un ragazzo di grande personalità e vive il campo con grandissima passione. Belotti poteva sembrare disorientato, ma è la normalità per un periodo durante il quale c’era poca fiducia: ogni momento difficile passa, lui sa gestirli e saprà uscirne benissimo”.

Come ha trovato atleticamente la squadra?
“Ho rispetto per chi c’è stato prima, non trovo corretto parlare di chi è passato. Resetto e comincio con il mio metodo: non esistono ricette magiche e metodi infallibili, noi cercheremo di alzare ogni parametro. Prediligiamo una squadra che giochi ad altissima intensità, già da questa settimana i lavori sono stati ad intensità molto alta e lavoreremo quotidianamente. E’ il giorno zero, prima ci ha lavorato un professionista di alto livello”.

Ha pensato di portare la squadra al museo come ha fatto con la Primavera anni fa?
“Questa non è una società come le altre, per questo è necessario capire dove si è. L’ho fatto anche precedentemente, bisogna capire la storia e così si capiscono le esigenze e le situazioni che contraddistinguono questa piazza. Non possiamo mancare in questo: ora abbiamo poco tempo e la priorità va al campo, ma in futuro è una cosa possibile andare al museo. Può agevolare tutti per stimolare un senso di appartenenza che può fare la differenza”.

Ha deciso con che modulo giocherete?
“E’ una squadra costruita con la difesa a 3, per passare a 4 ci vuole tempo. Vedremo oggi e domani come distruibuire il resto della squadra: De Silvestri e Aina sono gli unici esterni, Ansaldi è convocabile ma ha poco minutaggio. E poi sceglieremo il modulo migliore”.

Che Sampdoria si aspetta?
“Quadrata e compatta, da un calcio essenziale ed efficace. Ma l’ho detto ai miei ragazzi: l’attenzione massima deve essere quello che faremo noi. Ci vuole coraggio e determinazione, mi aspetto equilibrio ma che la mentalità nostra venga fuori”.

Come ha visto Berenguer?
“Ha lavorato molto bene, come tutti i suoi compagni. E’ un giocatore duttile: nei ruoli offensivi può fare il trequartista, sotto una seconda punta, può anche fare la mezzala con strappi non indifferenti. Mi offre la possibilità di impiegarlo in diverse posizioni. Ho visto tante volte il Toro, lo conosco molto bene e la sua duttilità sarà un’arma per poter cambiare assetto”.

Tutti hanno capito l’importanza di essere al Toro?
“Sempre più persone sanno dove si trovano. Sta a noi coinvolgere un numero di persone sempre maggiore per capire che questo è un posto speciale dove lavorare: l’allenatore ha il potere di infondere determinati concetti, mi aspetto che questo senso di appartenenza contagi il più possibile”.

Come ha visto Verdi?
“Pochissimi sanno calciare con due piedi. Partendo dall’esterno può essere la soluzione migliore, cercherò di conoscerli ma lui deve lavorare sull’atteggiamento e sul riaccendere quella fiammellla interna che ti faccia dimostrare il valore. Senza ferocia è difficile raggiungere gli obiettivi: questo è l’atteggiamento che deve essere la base, poi si può aggiungere altro”.

“Sono stato sommerso dai messaggi: chiedo scusa se non ho risposto a tutti, ringrazio tutte le persone con l’augurio di poter ricambiare ciò che loro si aspettano”.

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