Cairo e l’elezione di Miccichè: “Tutto regolare”,ma la procura federale indaga


“Non lo so, non credo sia una caso.
Credo sia una cosa non casuale però non ho le prove per dirlo.Però certamente è tutto molto coincidenziale e tutte queste coincidenze lasciano pensare”. Così Urbano Cairo, presidente del Torino, sul caos scatenatosi in Lega serie A che ha portato alle dimissioni del presidente della Lega serie A, Gaetano Micciché, alla vigilia della assemblea per valutare la proposta di Mediapro sui diritti tv. “Secondo me Micciché aveva fatto un ottimo lavoro in questi 20 mesi, da quando è stato eletto. E poi mi è sembrato tutto molto strumentale, perché se in 20 mesi non ci si è ricordati di una elezione che io ricordo regolarissima, con tutti felici della sua elezione, contenti che finalmente si uscisse da un lunghissimo periodo di commissariamento – ha aggiunto -. La votazione fu a scrutinio segreto e poi per acclamazione furono tutti per lui. Quindi non c’era nulla di irregolare. Poi dopo 20 mesi avendo lavorato, fatto cose, anche bene, mi sembra una mancanza anche di riconoscenza verso una persona che senza avere nessun beneficio particolari si era reso disponibile per fare un tratto di strada con noi”.

Micciché vi arrivava infatti in condizioni di conflitto d’interessi a causa della sua posizione di componente del consiglio d’amministrazione di Rcs. E dunque del suo rapporto col presidente del Torino, Urbano Cairo, che è anche componente dell’assemblea da cui Micciché è stato eletto presidente di Lega. Per consentirne l’ascesa alla presidenza si è approntata una modifica ad personam dello statuto Figc che comanda l’elezione all’unanimità. Ciò che ufficialmente è avvenuto, durante un’assemblea presieduta dal commissario straordinario Giovanni Malagò (presidente del Coni nonché grande sponsor di Micciché), nel corso della quale il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, si sarebbe spinto a chiedere l’elezione per acclamazione.

Ma nei fatti vi è davvero stata unanimità? O un paio di manine hanno depositato delle schede bianche nell’urna? Da questo interrogativo è partita l’indagine della procura federale. La cui conclusione (per il momento ancora ufficiosa, va ribadito) ha suggerito a Micciché di sposare il principio secondo cui la miglior difesa è la fuga. Ma come mai una decisione repentina al punto da sembrare improvvida?


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