Gds,Lazio caso tamponi: Lotito ha 15 giorni per contestare le accuse - IL TORO SIAMO NOI
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Gds,Lazio caso tamponi: Lotito ha 15 giorni per contestare le accuse

Il caso Lazio-tamponi si avvicina alla svolta. In serata, dopo la lunga giornata della votazione in Lega che ha confermato Lotito consigliere federale, la Procura della Figc ha infatti notificato al club biancoceleste la conclusione delle indagini scattate a inizio novembre, con oggetto il rispetto del protocollo anti Covid. Dopo aver raccolto tutta la documentazione riguardante i test e ascoltato diversi testimoni tra cui (più volte) il presidente Lotito e il responsabile medico del club Ivo Pulcini, il numero uno della Procura federale Giuseppe Chinè ritiene di avere in mano tutti gli elementi necessari per procedere. Senza dimenticare il confronto con la Procura di Avellino, che contemporaneamente sta portando avanti le sue indagini sul laboratorio Diagnostica Futura che processava i tamponi biancocelesti. Come previsto dal codice di giustizia sportiva, nella comunicazione di conclusione indagini vengono esplicitate tutte le contestazioni della Procura verso il club. Non si tratta di un atto dovuto: la notifica è infatti un istituto di garanzia per l’indagato, che ha così un’ulteriore opportunità per difendersi. Dal momento della notifica, il presidente della Lazio ha infatti 15 giorni per contestare le accuse producendo una memoria difensiva, facendosi ascoltare ed eventualmente cercando un patteggiamento. Al termine di questo periodo, in mancanza di un accordo, scatterà il provvedimento, quindi sulla carta deferimento, che porterebbe la Lazio di fronte al tribunale federale, o archiviazione (che sarebbe però potuta arrivare senza notificare la chiusura dell’indagine come nel recente caso del Napoli).

Ripercorriamo allora i fatti che possono aver determinato le contestazioni della Procura. Molto è nato con quanto accaduto a Ciro Immobile, che ha di fatto messo in allarme l’organo Figc. Le possibili violazioni del protocollo federale nel suo caso riguardano principalmente la mancata comunicazione della positività alla Asl dopo il tampone positivo della Synlab (il laboratorio scelto dall’Uefa) del 26 ottobre (prima della gara di Champions League con il Bruges) e del 2 novembre (prima della sfida con lo Zenit), data in cui era “leggermente positivo” anche per il test del laboratorio di Avellino. La seconda è legata al mancato rispetto dell’isolamento di 10 giorni previsto in queste circostanze: Immobile era presente all’allenamento con il gruppo a cui è seguita la partenza con un volo per Torino il 31 ottobre (5 giorni dopo la positività), alla gara contro i granata del 1° novembre, alle sedute di lavoro del 2 e del 3 (questa particolarmente analizzata perché successiva al secondo tampone positivo, ma il club sostiene che in quel momento non aveva ancora ricevuto i risultati) e prima della seduta a Formello (con Strakosha e Leiva) sabato 7 novembre, vigilia di Lazio-Juve, il giorno dopo la positività riscontrata dal Campus Biomedico con notifica alla Asl. Le due violazioni sono inevitabilmente collegate: la mancata comunicazione all’Asl avrebbe infatti lasciato completamente nelle mani del medico sociale la possibilità di interrompere l’isolamento o la bolla senza che nessuno potesse fare le dovute verifiche. Questo è stato di certo uno dei nodi dell’indagine federale, collegato alla necessità di appurare eventuali casi analoghi a quello di Immobile. Tanto più alla luce delle dichiarazioni dello stesso dottor Pulcini, che già durante il primo lockdown aveva esternato la sua personale insofferenza al metodo, con frasi come “se sei positivo e non hai sintomi e magari sei anche un atleta, ti faccio il controllo e ti mando a giocare. Per me l’asintomatico non è malato”.

Come si diceva c’è poi il capitolo Avellino, con le indagini coordinate dal Procuratore aggiunto Vincenzo D’Onofrio per fare chiarezza sulle difformità nei risultati dei tamponi Lazio e non solo. L’inchiesta federale si è svolta a tutto campo e non è escluso che anche dalla Campania siano arrivati elementi utili. Ad esempio andava chiarito chi dovesse avvisare la Asl: la Lazio ha sempre sostenuto che spettasse alla Diagnostica Futura, mentre il laboratorio, facendo parte di un’altra regione, ha replicato che toccasse al club avvisare la Asl di appartenenza. Lotito ha ancora una manciata di giorni per far valere le proprie ragioni o puntare su un non facile patteggiamento. Altrimenti tutto si chiarirà durante il procedimento. Le norme approvate a giugno per far fronte all’emergenza Covid prevedono sanzioni dall’ammenda all’esclusione dal campionato, passando dalla penalizzazione e la retrocessione, ovviamente in base alla gravità delle violazioni.

Fonte: Gazzetta dello Sport