Nessun match in Argentina, ciò nondimeno il presidente del River Plate, Antonio Liberti, appena appresa la notizia dell’incidente aereo e della morte di tutti i giocatori del Torino, decide che il suo River debba recarsi in Italia per rendere omaggio a questa squadra che ormai non c’è più. Liberti è figlio di immigranti genovesi e si sente legato al paese d’origine dei suoi, ma dietro questo gesto scorgiamo il rimpianto di non aver potuto vedere il Grande Torino e “La Máquina” affrontarsi su un campo da gioco.
Tra il 1941 e il 1947 il River Plate ha, infatti, rappresentato il meglio del calcio argentino e forse sudamericano, ha vinto quattro campionati e tre Coppe Ricardo Aldao, ha messo in mostra un gioco basato su possesso palla, tocchetti e scambi di posizione che sembrano dettati da un timing perfetto, da cui il soprannome di “Máquina”.
Nonostante un oceano di mezzo, il progetto di Liberti di recarsi a Torino non rimane solo un’idea. Il River Plate giunge a Roma in aereo da Buenos Aires dopo 34 ore di volo e scali a Rio de Janeiro, Dakar e Lisbona; arriva il 25 maggio a Torino sempre in aereo, un potente trimotore S.M. 95 dalle linee armoniose, e, ad appena ventidue giorni da quel tragico 4 maggio, è lì, in campo al Comunale, per disputare una partita il cui ricavato andrà in parte alle famiglie delle vittime. Della vecchia macchina ci sono Vaghi in difesa, Yácono a centrocampo, Labruna e Loustau in attacco, ma di punta c’è un certo Alfredo Di Stefano, un ragazzo che farà molta strada.
Di fronte al River Plate si schiera una squadra composta da giocatori di Juventus, Inter, Milan del calibro di Sentimenti IV, Boniperti, Nyers e Nordahl, cui vanno aggiunti il fiorentino Furiassi, il portiere del Bari Giuseppe Moro (che la stagione successiva giocherà col Toro) e Pietro Ferraris del Novara (che invece era rimasto a Torino fino alla stagione precedente). Il nome scelto è Torino Simbolo e non c’è bisogno di spiegare il perché.
Il dato tecnico non importa molto, ma potremmo riassumerlo con questa azzeccata previsione fatta a un giornalista de La Stampa dal centrocampista degli argentini Néstor Rossi: “Il River può divertire al massimo il pubblico, […] tra una finta ed un giochetto, mentre gli italiani magari possono segnare reti, non tante, però”.
Il risultato finale è 2–2 e sul tabellino dei marcatori finiscono Nyers, Labruna, Annovazzi e Di Stefano.
Il River Plate se ne riparte il giorno dopo per l’Argentina, perché il campionato lo attende, ma l’emozione suscitata dal gesto è così tanta e il legame creatosi tra il Torino e la squadra platense così forte che non di rado negli anni Cinquanta si vedranno i torinisti giocare in maglia bianca con striscia granata diagonale e il River Plate in maglia granata.
Il tabellino
Torino “Simbolo”: Lucidio SENTIMENTI IV (Juventus), Sergio MANENTE (Juventus), Zeffiro FURIASSI (Fiorentina), Carlo ANNOVAZZI (Milan), Attilio GIOVANNINI (Inter), Marco ACHILLI (Inter), Istvan NYERS (Inter), Giampiero BONIPERTI (Juventus), Gunnar NORDHAL (Milan), John HANSEN (Juventus),Pietro FERRARI II (Novara).
River Plate: Amadeo Raul CARRIZO Larretape, Ricardo VAGHI, Lidoro SORIA, Norberto Antonio YACONO, Nestor Raul “Pipo” ROSSI, Josè RAMOS, Angel DE CICCO, Oscar Roberto COLL, Alfredo DI STEFANO Laulhè, Angel Amadeo LABRUNA, Felix “Chaplìn” LOSTAU.
Arbitro: Peter SCHERZ (Svizzera)
Reti: 24’ Nyers (T), 25’ Labruna (RP), 2’s.t. Annovazzi (T), 36’ Di Stefano (RP).
