Il giorno dopo: il Torino non c’è piu

Di Vittorio Pozzo

“Il Torino non c’è più. Scomparso, bruciato, polverizzato. Una squadra che  muore, tutta assieme, al completo, con tutti i titolari, colle sue sue riserve, col suo massaggiatore, coi suoi tecnici, coi suoi dirigenti, coi suoi commentatori.

È morto in azione. Tornava da una delle sue solite spedizioni all’estero, dove si era recato in rappresentanza del nome dello sport italiano.




Un urto terribile, uno schianto – ai piedi di una chiesa, di una basilica, addirittura – una gran fiammata. E poi più nulla. Il silenzio della morte.

Se non fosse che li abbiamo visti noi, morti, aiutando nelle operazioni ufficiali di identificazione dei cadaveri, ci rifiuteremmo di credere a quanto avvenuto. Giuocatori che erano l’orgoglio della nostra città e dell’Italia sportiva tutta, ragazzi sani, pieni di salute, sprizzanti energia da ogni poro, uomini che erano le speranze nostre per le lotte cogli stranieri, ridotti in quelle condizioni!




Menti, che venivi a confidarti con me ogni tanto, Ballarin che tanta paura avevi di perdere il posto in Nazionale dopo la partita di Zurigo, Rigamonti che t’ho fatto piangere l’anno scorso a Parigi prima della partita colla Francia, Grezar che mi corresti dietro la settimana scorsa per offrirmi una birra e per chiedermi se in realtà anch’io ti ritenessi un “vecio”.

Maroso, tu il vero puro sangue dell’ultima generazione, Valentino Mazzola che facevi i capricci, mi davi dei grattacapi e poi mi scrivevi per chiedermi scusa, Loik che a gare finite amavi il bicchiere di vino buono, Voi tutti che mi foste compagni nelle lotte per il buon nome, e che mi rimproveraste quando Vi lasciai, pochi mesi fa, ora siete Voi a lasciare me, il che può anche essere poco, a lasciare l’ambiente e la vita, ed è tutto.




Dicevo sovente con Voi, scherzando, che io ero un po’ come il portinaio di San Pietro, per cui cose nuove, belle o brutte, in senso assoluto più non esistono. Me l’avete procurata Voi, colla Vostra scomparsa collettiva e fulminea, la sensazione nuova: sotto forma di uno strazio che non ha nome.”


COMMENTA L'ARTICOLO