Se avete visto al cinema ‘Gli uomini d’oro’, il nome di Alvise Zago vi sarร familiare: nel film i protagonisti hanno i nomi di alcuni giocatori del passato di Torino e Juventus. C’รจ Luigi Meroni e appunto Alvise Zago. Ma se il primo รจ una leggenda granata conosciuta da chiunque ami il calcio, il nome del secondo probabilmente non dirร molto, pur avendo avuto i requisiti per iscriversi a sua volta nella storia del Toro e del calcio italiano. E invece.
“A volte mi sono chiesto dove sarei potuto arrivare, ma non ho trovato risposta. Anche se non ho sfondato in Serie A, comunque sono contento lo stesso. In realtร mi ritengo un fortunato, ho fatto il lavoro che mi piaceva e ho potuto conoscere molte realtร ”.
Alvise Zago era un predestinato, altrochรฉ. Classe ’69 nato a Rivoli, ad un passo da Torino, cresce nelle giovanili del club granata, all’epoca una nidiata di talenti con pochi eguali in Italia grazie al lavoro dell’allora responsabile Sergio Vatta. Nel 1987 guida il Torino alla vittoria del Torneo di Viareggio, l’anno dopo i granata vincono il campionato Primavera. Zago รจ un numero 10, un trequartista, ma ha gamba anche per difendere, vista la facilitร di corsa. Dribbling, tecnica e visione di gioco: la sua scalata fino alla prima squadra รจ tanto veloce quanto inarrestabile.
Nell’estate del 1988 il tecnico granataย Gigi Radiceย decide di aggregarlo alย ritiro precampionato e gli basta poco per capire che quel 19enne ha giร tutto per essere titolare in Serie A. Fin dalla prima giornata: รจ il 9 ottobre, il Torino ospita laย Sampdoriaย al Comunale, Zago indossa la maglia numero 10. ร un inizio di carriera folgorante come pochi: da lรฌ in poi sarร titolare inamovibile per l’intero girone di andata, segnando il suo primo goal nella massima serie all’ottava giornata contro ilย Verona. Con un colpo di testa, perchรฉ il giovane Alvise รจ abile anche nel gioco aereo.
Ed รจ proprio con un colpo di testa che la carriera di Zago si spezza in due e nulla tornerร mai come prima. ร il 19 febbraio 1989, si gioca la prima giornata di ritorno di un campionato sofferto per il Torino, che a fine stagione retrocederร in Serie B. Sulla panchina granata non siede piรน Radice, rimpiazzato a dicembre da Claudio Sala, tuttavia lo status di giovane stella di Zago non รจ cambiato: titolarissimo era e titolarissimo resta anche con la nuova gestione.
Sampdoria-Torino comincia bene per i granata e – destino beffardo – anche per il ragazzo del Filadelfia: apre infatti le marcature al quarto d’ora col suo secondo goal in Serie A, ma dopo 5 minuti al Ferraris cala il silenzio, interrotto dalle urla dei giocatori. Palla spiovente al limite dell’area granata, vanno allo stacco – correndo l’uno contro l’altro – Zago e il roccioso mediano doriano Victor Munoz, l’impatto tra i due รจ terribile. E se all’inizio sembra lo spagnolo quello messo peggio, al punto da perdere i sensi ed essere portato fuori in barella, ben presto appare in tutta la sua gravitร l’infortunio di Alvise: il ginocchio destro รจ completamente distrutto, come confermerร la successiva diagnosi. Rottura di entrambi i legamenti e della capsula articolare, il che significa con le conoscenze chirurgiche dell’epoca uno stop di un anno e mezzo. Zago non ha ancora 20 anni.about:blank
Tornerร in campo alla fine del 1990 in Serie B con la maglia delย Pescara,ย cui il Torino lo presta per cercare di assicurargli continuitร di minutaggio, e disputa una buona seconda parte di stagione (21 presenze e 5 reti), poi i granata lo girano ancora in prestito alย Pisa,ย sempre in cadetteria (28 presenze e 2 reti), e nell’estate del ’92 lo riportano alla base per dargli un’altra possibilitร .ย Ma del ragazzo predestinato รจ rimasto ben pocoย e a fine anno – dopo appena 8 apparizioni in campionato senza goal – la bocciatura รจ impietosa e definitiva. Per la prima volta da quando ha tirato calci ad un pallone, Zago non รจ piรน un giocatore del Torino, nรฉ lo sarร piรน.
Anche la maglia della Nazionale Under 21 di Cesare Maldini non tornerร piรน, lasciandogli per ricordo le 3 presenze raccolte prima dell’infortunio. Da lรฌ in poi – a 24 anni – giocherร solo in Serie C: Bologna, Nola, Saronno, Varese, Meda, con una parentesi in Serie D a Seregno. Infine nel 2002 torna a casa anche calcisticamente, per calzare gli scarpini del Rivoli, club di Eccellenza.
“Abbiamo trovato un talento, non si discute – spiegรฒ all’epoca Licio Russo, allenatore della squadra – ma prima del giocatore mi ha impressionato l’uomo, che si รจ rimesso in discussione alla sua etร : sembra che cominci quest’anno la carriera”.
Pronti via e Zago segna subito 4 reti all’esordio in Coppa Italia di categoria.
“ร vero, ho giocato ad alti livelli e ho vestito l’azzurro – raccontรฒ alla ‘Gazzetta’ – ma il goal รจ sempre un’emozione forte, a qualsiasi livello. Non mi sono trasferito al Rivoli per fare la primadonna, ho chiesto alla societร di non fare proclami su di me. E poi a questa squadra sono affezionato, andavo a vederla anche quando giocavo in A, nelle rare domeniche libere. Ho sempre saputo rimboccarmi le maniche. ร cosรฌ che mi sono ripreso dall’incidente: non ho mai mollato, ero convinto che a avrei ripreso a giocare. E quando l’ho fatto mi sono imposto di ‘rimettere la gamba’ subito, il mio รจ uno spirito combattivo. Il futuro? Ho un contratto di un anno, non รจ detto che chiuda qui la carriera…”.
E invece Zago, tornato a vivere con mammร e papร , la chiuderร proprio lรฌ la carriera, a Rivoli, due anni dopo, non prima di aver portato la squadra dall’Eccellenza alla Serie D. Si ritira a 35 anni, ma non lascia il calcio e diventa allenatore giovanile. Attualmente รจ all’Accademia Torino, societร dilettantistica di Grugliasco, dove segue gli Under 16. A 51 anni resta il rimpianto di quello che poteva essere e non รจ stato.
“Della nidiata di talenti che sfornava il Toro in quel periodo, lui era uno dei migliori – ricorda il suo vecchio capitano Roberto Cravero – Doveva ancora dimostrare il suo vero valore, crescere, in fondo era appena sbarcato in Serie A. Ma di certo avrebbe fatto una bella carriera senza quell’infortunio, che ai giorni nostri sarebbe stato sempre serio, ma non cosรฌ grave. Era un centrocampista emergente, moderno, che sapeva fare tutto bene, sia difendere che attaccare. La duttilitร era la sua qualitร migliore, unita a un buon piede e una grande facilitร di corsa. Ecco se devo paragonarlo a qualcuno, assomigliava parecchio a Marchisio. Abita nella mia zona, qui a Torino, dunque ci capita di vederci e scambiare due chiacchiere. Non del passato perรฒ. Siamo tutti affezionati a Zago, lo ricordiamo come uno dei talenti che poteva volare ed รจ stato atterrato dalla sfortuna…”.
Fonte Goal.com
