Sirigu:”Il Toro è forte,ma deve evolversi”


Evidentemente è destino che Salvatore Sirigu non riesca a trascorrere una partita in serena contemplazione del gioco. Perfino in Nazionale, contro il piccolo Liechtenstein, ha evitato imbarazzanti problemi al punto da risultare il migliore in campo. “Il pericolo di rilassarsi c’era: la qualificazione in tasca, i tanti elogi, lo stadio piccolo, il meteo strano, un campo pesante. Tutti i presupposti per inciampare… Non è stato così, alla fine, ma siamo stati disattenti in alcune occasioni per leggerezza, perché non pensavamo che i pericoli potessero arrivare. Ci sentiamo molto competitivi e magari non fai un metro in più, vuoi sempre il pallone, concedi qualche contropiede in più sapendo di avere difensori bravi”.

E così tocca a Sirigu e “all’asse torinese” che passa dallo juventino Bernardeschi e finisce con l’altro granata Belotti, sistemare le cose: “La Juve ha sempre piazzato grandi giocatori in Nazionale, per il Toro ora è importante averne tre in pianta stabile, in azzurro: vuol dire che squadra fa bene e che ha elementi italiani di livello. Avere un blocco importante di italiani convocabili fa capire il valore della nostra rosa”.

Alle sue spalle, nella zona mista del minuscolo stadio di Vaduz, transita Belotti e Sirigu lo coinvolge al volo: “Che dici? Miglioriamo rispetto all’anno scorso come dice Cairo?”. Ride, il Gallo: “Per forza”. Un sorriso e Sirigu torna serio: “Io cerco di essere sempre positivo: sono molto concentrato sulla Nazionale ma anche e soprattutto sul quotidiano che è il Torino. Non mi nascondo dietro un dito: abbiamo una squadra forte che però deve evolversi. L’anno scorso avevo detto che avrei rinnovato il contratto e che sarei rimasto perché credevo in questo progetto, ma sapevo benissimo che le cose non potevano cambiare in un anno. Sono consapevole che quello che stiamo facendo adesso potrà essere la base del Torino del futuro. L’obiettivo è avere una squadra granitica che possa confermarsi fra le prime 6-7 ogni anno e non sporadicamente: perché oggi c’è Belotti, e magari domani no. Dobbiamo arrivare a un certo livello e non più scendere”.


COMMENTA L'ARTICOLO