Riceviamo e pubblichiamo:Il pensiero di un tifoso


ROVESCIARE IL FUTURO

Arrivare alle pendici dell’Europa senza acciuffarla lascia un retrogusto amarognolo ma questo tragitto finalmente gustoso ha avuto via via bagagli sempre più robusti che potranno servire per viaggi ambiziosi. Il Toro del girone del ritorno è stato, dall’incornata casalinga all’Inter, un gruppo consapevole dei suoi mezzi, una squadra che fa dell’organizzazione e dell’intensità le sue doti migliori privilegiando il design funzionale a quello estetico. Le principali deviazioni di percorso (Bologna, Parma, Empoli) sono arrivate da chi ha saputo tener testa al nostro agonismo. Riavvolgendo il film del campionato, le insidie maggiori si palesano quando l’avversario si abbottona e il Toro fatica a trovare la folata risolutiva. C’è, tuttavia, un’aria nuova che sa di granata più intenso, a partire da uno spogliatoio che sembra aver trovato i suoi punti cardinali in una difesa rocciosa e un centravanti d’altri tempi mandando a memoria l’abc granata: impegno, passione e identità.
Occorre ripartire da qui, da una ritrovata capacità di affrontare le grandi del campionato e da scampoli di tremendismo in grado di ribaltare risultati e pronostici: dalle mani protese di Sirigu, alla cazzimma di Izzo a ogni contrasto, dalle chiusure eleganti di Nkoulou alla monumentale professionalità di Moretti che passa dal campo alla scrivania, dal tango ubriacante di Ansaldi prima del cross alla rovesciata di Belotti che è una ribellione a un finale scontato.
Il 70° anniversario della tragedia di Superga col capitano che urla i nomi degli Invincibili e il commovente giro di campo di Moretti prima del match con la Lazio sono lì a ricordare che il Toro ha dentro di sé un patrimonio di storia e di valori da cui attingere nei momenti scuri e da cui trarre vigore per quelli cruciali. Ogni 4 maggio è un punto di ripristino del mondo granata e da questa consapevolezza serve dare continuità e alzare l’asticella degli obiettivi: tenere il nocciolo duro dell’organico, credere in alcuni giovani in prestito e del vivaio, inserire innesti mirati di qualità, soprattutto in mezzo al campo e sugli esterni. La rosa snella che ha aiutato Mazzarri a creare un team coeso e con pochi musi lunghi in panchina, ha palesato i suoi limiti quando cartellini, infortuni e stanchezza hanno portato il conto allo sprint finale. Magari ci potrà essere qualche cessione ma definita con cognizione; distinguendo tra un giocatore intermittente sacrificabile e i pilastri, in campo e fuori, che creano scompensi già per una squalifica.
Con una rosa più profonda e un giro di esperienza in più il gradino ulteriore da fare sarà nella qualità della manovra, in special modo la velocità del giropalla quando la gara diventa una partita a scacchi. Poi spetterà al Toro, accompagnato dal suo pubblico, il compito di rovesciare, un’altra volta, il futuro.
Davide Testera


Annunci

COMMENTA L'ARTICOLO