Granellini:”Vorrei Mazzarri con il loden verde di Radice”


Torna Massimo Gramellini con Granata da Legare sulle pagine del Corriere di Torino.

Non sopporto che si ricordino i morti parlando di se stessi, ma stavolta non riesco a farne a meno. Gigi Radice è l’allenatore dell’unico scudetto che abbia mai guardato negli occhi e non solo sentito raccontare. La memoria mi restituisce l’immagine di un Toro-Fiorentina (quello della tripletta di Pupi, con stretta di mano di Mazzone). C’è Antognoni che avanza oltre la metà campo e, appena alza la testa, si accorge di essere circondato da 8 (otto!) maglie granata. In preda al panico, ma più che altro allo stupore, se ne va lasciando lì il pallone. Mai più visto niente di simile, neanche con il Milan di Sacchi. Il Toro di Radice era l’opposto di quello attuale: avendo schemi d’attacco, dominava soprattutto in casa. Radice entrava al Comunale con un loden verde e a ogni gol agitava il pugno chiuso verso il cielo. Perché era di sinistra, si diceva allora. Io invece penso fosse un modo molto granata di prendere a cazzotti il destino che, travestendosi da infortunio, gli aveva stroncato la carriera da calciatore. Lo conobbi dieci anni più tardi, al mio primo giorno di lavoro. Ero stato spedito al Filadelfia in una sera di inverno per raccattare informazioni sull’allenamento della squadra. Il piazzale era buio, tifosi e giornalisti erano già andati via. Bussai tremebondo alla porticina degli spogliatoi e venne ad aprirmi lui, in accappatoio bianco: «Ostia, ragazzo, e tu chi sei?». In uno strano impasto di enfasi e timidezza declinai le mie generalità e il mio importantissimo ruolo di ultima ruota del carro. Lui scoppiò a ridere: «Vieni dentro. Altrimenti muori di freddo prima ancora di essere assunto». Si lasciò intervistare per un’ora su una panca del Fila, comportandosi come un signore e come un padre. Fu la prima delle tantissime volte in cui gli parlai. L’ultima, forse, non mi ascoltava già più. Eravamo a una festa d’anniversario dello scudetto e Pulici stava raccontando di quando, per fregare Radice che aveva proibito il vino a tavola, era andato in cucina a siringare le angurie con lo champagne, sapendo che il mister era allergico alle angurie e quindi non le avrebbe assaggiate. Tutti ridevano, anche lui, eppure il suo sguardo era già perso in quell’altrove da cui adesso ci osserva.

Sarebbe bello se la sera del derby Mazzarri entrasse in campo con un loden verde. In ogni caso, io chiuderò gli occhi e lo vedrò. Spero di vedere anche quel pugno agitato verso il cielo, che spiegava il tremendismo granata più di tante parole.”


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