Lentini:"Il Toro è la mia mamma,io sono granata" - IL TORO SIAMO NOI
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Lentini:”Il Toro è la mia mamma,io sono granata”

Con l’occasione della prossima sfida di Coppa Italia tra Toro e Cosenza,le due squadre dove Gigi Lentini ha giocato e lasciato indelebili ricordi,l’ex giocatore del Toro è tornato a parlare alla Gazzetta dello Sport.

«Torino-Cosenza è un incrocio incredibile, a pensarci ho i brividi: mi fa terribilmente piacere. Significa che il Cosenza è tornato nel calcio che conta grazie alla scalata in Serie B: una sorpresa che mi ha dato una forte gioia. Mi dispiace solo che non potrò essere allo stadio, sono in vacanza a Cosenza…».

Lentini, oggi che persona è?

«Non sono più il ragazzo maledetto di una volta, mi occupo di altro (ha un ristorante con sala biliardo a Carmagnola nel Torinese, ndr), vivo una vita tranquilla che mi piace tanto».

E il calcio che fine ha fatto?

«Non lo seguo più di tanto, ho sempre amato solo giocare. E, onestamente, il calcio non mi manca. Vado poco allo stadio, solo per il Toro e il Milan, guardo le gare di cartello in tv: è una fase finita della mia vita».

Che cosa sono stati per lei il Toro e il Cosenza?

«Il Toro è stata la mia mamma, il mio cuore, io sono granata. È la squadra che mi ha fatto nascere. Cosenza è stata una scelta decisa da me, dove mi sono sentito libero. A Cosenza non erano più i soldi, non era più niente: solo amore per il calcio. Una città che mi è rimasta dentro, tant’è che ho ancora una casa: qui c’è un pezzo di me».

Impossibile non ricordare il suo passaggio al Milan: si è mai chiesto se fosse inevitabile?

«Senza dubbio, se avessi seguito il cuore, sarei rimasto tutta la vita a Torino. Ma fu fatta una proposta impossibile da rifiutare (23 miliardi di lire al Toro, 42 a Gigi in 4 anni, ndr). All’epoca avevo molti dubbi, negli anni ci ho riflettuto tanto, anche se so che oggi potrebbe far ridere ripensare a quello che mi accadde perché ormai i calciatori cambiano senza farsi problemi. Sì, fu giusto valutare e accettare quell’offerta».

In questi vent’anni non c’è mai stato spazio per il pentimento?

«Andai via a malincuore, ma non mi pento: ho guadagnato, ho vinto, sono riconoscente. Sono però uno che si affeziona e vi dico che solo tre squadre mi sono rimaste dentro: il Toro, il Cosenza e il Milan».

Prima arrivarono le notti europee col Toro…

«E me le sogno ancora la notte. Quel gruppo è entrato nella storia del Toro. Non lo dico io, me lo ricordano tutti i tifosi ogni volta che c’incontriamo. Visto che siamo in tema mi faccia ricordare una persona…».

Emiliano Mondonico, vero?

«Sì, è stato il mio allenatore chiave, l’unico con il quale ho avuto rapporti dopo la vita da calciatore. Vorrei dirlo a voce alta quanto mi manca. E il fatto che siano rimasti legati a lui anche tifosi di squadre che non ha mai allenato dà l’idea di quanto sia stato enorme».

Cosa ne pensa del Toro di oggi?

«Non mi permetto di giudicare la squadra. Mi auguro solo che il Toro possa sistematicamente inserirsi tra le squadre di A che lottano sempre per l’Europa».

Capitolo Belotti: che consiglio gli darebbe?

«È un bomber di razza, è nel contesto giusto e farà tanti gol. Deve restare a Torino per dimostrare di essere un grande centravanti e magari aprirsi altre porte per il futuro».

Incursione extra: Ronaldo alla Juve cosa significa?

«Un grande colpo mediatico, l’Italia aveva bisogno di una bomba del genere. Anche se io non avrei speso tutti quei soldi per un giocatore della sua età».

Salutiamoci con una battuta: ha amato più il calcio o le donne?

«Ma non serve scegliere (ride): l’una non esclude l’altra, vanno tranquillamente d’accordo».