Il pensiero di un tifoso

HO RIVISTO IL TORO

Ho rivisto il Toro, in una domenica di aprile pensieroso, contro l’Inter in piena lotta Champions. L’ho rivisto in campo su casacche granata insieme a qualche chiazza di tremendismo. Non si soffriva così da parecchio tempo, forse un derby con lo stesso Tagliavento ad arbitrare. E’ stata una vittoria grondante di fatica, di impegno corposo, di grinta testarda che poi sono gli indizi che il tifoso ricerca nel suo ideale di squadra. Si è ritrovato il vero Belotti per quel suo rincorrere cocciuto l’avversario e per quel recuperare falli con prepotenza atletica; perché in fondo ci siamo affezionati a lui per quello, ancor prima che il mondo pallonaro ne scoprisse le doti di goleador. Ho rivisto il Toro sugli spalti dopo un paio di partite casalinghe in bilico tra la contestazione e lo spaesamento collettivo. Perché non sono certo tre o quattro partite giocate e girate male che tolgono passione a gente che ha seguito questa squadra persino nei momenti bui della cadetteria; il supporter granata non si sente un cliente da stadio ma un custode di valori e tradizioni che vorrebbe incarnati nell’undici in campo. Ho rivisto il Toro nella sgroppata di Ansaldi quasi da area ad area, in un salvataggio in acrobazia di N’Koulou sulla linea di porta, nei crampi di un Baselli finalmente tignoso. E’ tornato un tifo passionale, lievitato insieme al gol di Ljajic e a segnali di granatismo autentico, una tifoseria che ha così esorcizzato l’assedio avversario nel corso della ripresa alzando ulteriormente il volume della voce e del crederci. No, non è stata una vittoria spettacolare, è stata una vittoria da Toro con ogni nuovo calcio d’angolo ospite come una sfida, ad alta tensione, con la statistica: sull’1-0 e dopo qualche benevola occasione per chiudere la pratica gettata alle ortiche l’equilibrio in campo ha lasciato spazio alla strenua resistenza, a tante spazzate e altrettanti salvataggi di Sirigu o del Moretti di turno. Lì, proprio lì, nell’apnea difensiva con l’ombra lunga di una beffa incombente eppure respinta con tutte le forze ho rivisto il Toro e la sua gente. Una sfida agonistica ed emotiva, con un cronometro divenuto poi amico fino a un triplice fischio che ha sancito la terza vittoria consecutiva del nuovo corso di Mazzarri: un modulo pragmatico, senza fronzoli che ha tolto profondità al gioco dell’Inter e deciso la contesa sulle ripartenze del trio d’attacco. Quando il Torino torna a fare il Toro, il mondo granata lo coglie al volo; poi, talvolta, pure la sorte ha in serbo qualcosa di buono.

Davide T.

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