4 febbraio tanti auguri a Marco Ferrante,125 gol in maglia granata


Nel giorno del suo compleanno ricordiamo questa intervista a Marco Ferrante,entrato nell’olimpo dei bomber granata con 125 marcature,grande simbolo di un piccolo Toro in quel periodo.

C’è un gol, più di altri, che le è rimasto dentro?
“Ripenso soprattutto ai derby entusiasmanti finiti 3-3 e 2-2 (stagione 2001/02, ndr). Quello del 3-3 lo porterò sempre con me, forse perché è una partita rimasta nella storia, di cui si parla ancora oggi”.

Primo tempo 3-0 per la Juve, nel secondo 3-0 per voi. Ci spiega cos’è successo?
“Beh, direi che è successo davvero di tutto. Il fatto che non giocassi dall’inizio ha imbarazzato anche i miei compagni, ma la ripresa è stata davvero un toccasana: abbiamo avuto una marcia in più”.

Ecco, lei è partito in panchina. Perché?
“Storia parecchio strana. All’epoca il nostro presidente era Cimminelli (scomparso a gennaio 2012, ndr). Voci di corridoio dicevano fosse juventino, quindi costrinse Camolese a lasciarmi fuori, altrimenti lo avrebbe esonerato. Anche il mister può confermare”.

Infatti giocò Osmanovski, ma dopo l’intervallo accadde qualcosa…
“Io ero nervosissimo. Durante il primo tempo ero lì in panchina, ho bevuto 7-8 Gatorade e nell’intervallo corsi in bagno perché rischiavo di scoppiare… Nello spogliatoio sentii toccarmi la spalla: era Camolese. Mi disse di entrare. Io risposi: “Mister, ma se entro io per lei è finita”. “Tanto se perdiamo il derby 5 o 6-0 è finita lo stesso, almeno mi gioco le mie carte” rispose. E così fu”.

Fece un assist, un gol e avviò l’azione del 3-3 di Maspero…
“Sono sceso in campo con una forza impressionante, mi sentivo più forte di tutti gli altri in quel momento. Feci un gol (quello del 2-3, ndr), due assist, davvero qualcosa di straordinario. Camolese poi rimase in panca nonostante i ricatti, perché anche lui fece un figurone ed entrò nella storia”.

Poi, ottenuto il pareggio, Maspero scavò una piccola buca sul dischetto e Salas sbagliò il rigore. Solo una coincidenza?
“Credo che se uno fa una buchetta davanti al punto in cui calcio, questa non influisca. Non era mica un solco di un metro… La verità è che Salas ha calciato quel penalty di collo pieno e col corpo all’indietro. In questo modo è logico che il tiro finisce alto, si insegna nelle scuole calcio”.

Passiamo invece al 2-2 del febbraio successivo. Lei segna l’1-1, Cauet vi porta in vantaggio ma al 90′ Maresca pareggia. Poi fa il gesto delle corna, il suo gesto…
“Sì, ricordo che c’è stato un po’ di parapiglia. Ma la cosa più simpatica è che Montero e qualche altro giocatore hanno richiamato Maresca per tirargli le orecchie. Anche Moggi lo rimproverò malamente: non stava né in cielo né in terra che un giocatore al primo gol in Serie A – era stato un grandissimo gol -, esultasse in quel modo. Io il gesto delle corna lo facevo ogni domenica, non era certo uno sfottò indirizzato ai giocatori della Juve o ai suoi tifosi”.

Il derby di Torino è quello più anomalo perchè c’è sempre una squadra che parte favorita. Come si fa a ribaltare i pronostici?
“Si parte da posizioni diverse: la Juve è allestita per arrivare in fondo alla Champions o al campionato, Il Toro per salvarsi. Ogni volta che affronti la Juve devi sperare in un miracolo: puoi cercare di vincere di misura o almeno non perdere. L’unica chiave per invertire la rotta è la fame, la cattiveria agonistica. Il nostro motto era non pensare al blasone dell’avversario, o eri battuto in partenza”.

Provi a giocare questo Juve-Toro. Ventura può mettere in difficoltà la prima della classe?
“Secondo me non è una partita chiusa. Il Torino si difende abbastanza bene e a Ventura piace il possesso palla, che parte da uno dei centrali. I due attaccanti fanno movimento ad esca, ma quello che può cambiare sostanzialmente la squadra è l’abilità dei due esterni, Cerci e Santana. Sembra un gioco semplice, ma è molto efficace”

La Juve arriva a questa sfida dopo la sconfitta di Milano…
“I bianconeri pagano un po’ di stanchezza. Il Milan è una squadra di tutto rispetto, ma non del livello della Juve: eppure l’ha messa in difficoltà. Non tanto dal punto di vista del gioco ma delle ripartenze. Affrontare una squadra dal dente avvelenato forse per il Toro non è la condizione migliore. Però potrebbe rivelarsi vero anche il contrario: quindi bisogna crederci”.

Cosa le è rimasto dell’esperienza granata?
“Tanto. Molto più delle altre squadre in cui comunque sono stato benissimo. Al Torino ho trascorso sette anni e mezzo della mia carriera, ho fatto 125 gol diventando uno dei più grandi marcatori della storia di quella squadra”.

Però non le ha dato la Nazionale: qualche rimpianto?
“In effetti sì, sono sincero. Nel 2000 fui capocannoniere con 18 gol assieme a Montella, Ma agli Europei andarono Delvecchio, che a Roma fece molti gol meno di me, e Del Piero, che non aveva giocato al massimo perché veniva dal brutto infortunio di Udine. A quel punto capii che era molto un discorso politico. Difficilmente le squadre che occupavano posizioni di classifica medio-basse davano giocatori alla Nazionale”.

E’ diventato da un paio di settimane direttore sportivo. Ha mai pensato di fare l’allenatore?
“Sì, ci ho pensato. Sono un sanguigno, uno che non le manda a dire. Penso che lo sarei anche da tecnico. Vorrei far capire ai giocatori che quando uno si allena seriamente e sta bene, gioca. Altrimenti no. Chi si lamenta o rema contro mi infastidisce. Un allenatore non può non fare i propri interessi, ovviamente per il bene della squadra. Anche se nel calcio c’è sempre qualche eccezione… Ricordate Camolese nel derby del 3-3?”.

fonte:sportmediaset

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