Pistocchi lascia Mediaset:”Sono stato epurato dalla Juve”

Maurizio Pistocchi dice addio a Mediaset. Il popolare giornalista sportivo (L’appello del martedì, Pressing, Guida al campionato, Settimana Gol), ha annunciato che il 30 giugno sarà il suo ultimo giorno di lavoro dopo 35 anni. Non senza polemica. Con la Juve di contorno. Ne ha parlato lui stesso intervistato dal Corriere della Sera.

«Il rapporto per tanti motivi era stato compromesso da quello che era successo nel 2017. Adesso abbiamo trovato un accordo. Nessuno ha mai smentito la ricostruzione del veto della Juventus sul mio nome, quindi evidentemente era vera. Certo è perlomeno strano che un’azienda preferisca pagare dei collaboratori esterni piuttosto che utilizzare un suo dipendente “storico” come è successo negli ultimi 4 anni. E comunque mi meraviglia che un giornalista che si occupa di un aspetto importante ma tutto sommato marginale nella vita sociale ed economica del Paese sia ritenuto così pericoloso da dover essere epurato».

Pistocchi racconta le avvisaglie:«Nel 2013 Brachino disse a me e a Paolo Ziliani che Andrea Agnelli gli aveva chiesto di toglierlo dai programmi: non so se fosse una boutade, ma l’anno dopo, una mail della segreteria il 13 agosto mi comunicò che non avrei più partecipato ai programmi sulla Champions, dopo che l’allora direttore dello sport, oltre ad avermi richiesto progetti di programmi, si era complimentato con me per l’ottimo livello dei commenti al mondiale di calcio in Brasile. Non è un mistero inoltre che Albanese, capo della comunicazione della Juventus, abbia più volte fatto pressioni per ottenere l’allontanamento di giornalisti “scomodi”».

«Una delle grandi anomalie del calcio italiano è che la Juventus è la squadra più importante del nostro campionato, ma è anche proprietà di un’azienda che investe in pubblicità oltre 100 milioni di euro su radio, tv e giornali. Con un investitore tanto importante è inevitabile che ci sia chi ne tiene conto».

Pistocchi dice che invece da parte Milan, proprietà di Mediaset, non c’è mai stata pressione alcuna.

«Ai tempi di Pressing ero il responsabile della moviola, ero il solo referente e la gestivo in totale autonomia: non mi è mai successo — e dico mai — che qualcuno abbia fatto pressioni in direzione Milan».

«I programmi delle pay tv sono necessariamente condizionati dagli abbonati. Quando fai calcio in tv hai due possibilità. O fai come facevamo noi a Mediaset — è successo fino a Serie A Live — e non guardi in faccia nessuno e dici quello che pensi, senza nascondere niente e senza mettere polvere sotto il tappeto. Oppure intraprendi un’altra via. A Sky hanno fatto una scelta diversa, più pilatesca: lì c’è sempre molta cautela nella gestione degli argomenti arbitrali e politici».

Agnelli si deve dimettere?

«Credo che abbia esposto la Juventus e il nome della famiglia in una maniera difficilmente accettabile. Penso che John Elkann sia in grande difficoltà anche considerando la gestione discutibile della Juve dal punto di vista finanziario con una situazione debitoria molto pesante: tutto questo è compatibile con gli equilibri interni della famiglia? E poi penso che la posizione di Andrea Agnelli nei confronti del calcio mondiale sia molto precaria dopo quello che è successo».

COMMENTA L'ARTICOLO