Per il calcio perdite record,ma calciatori e procuratori vivono in un altro mondo

Lo studio annuale di Deloitte (”Football Money League 2021”) ha evidenziato in modo eloquente l’impatto devastante del Covid-19 sul mondo-calcio. Gli introiti sono in caduta libera. Dai rubinetti da cui sgorgavano fontane di soldi ora scendono gocce. Non dai diritti televisivi, ancora “impattanti”, ma dal merchandising, dagli introiti da stadio. Per questi ultimi, per la stagione in corso, si prevede una perdita di 80 milioni per la Juventus, 60 e 40 rispettivamente per Inter e Milan, circa 30 per Roma e Lazio e 17 per il Napoli. Un buco economico difficile da colmare. Con il fatturato medio dei primi club d’Europa che ammonta a 409 milioni di euro: -55 milioni rispetto al 2018/19.

Perdite da brividi

Secondo il report di Deloitte, le prime 20 società del mondo di calcio per ricavi perderanno oltre 2 miliardi di euro entro la fine della stagione 2020/21. Numeri da brividi. Eppure niente. Gli attori protagonisti (i calciatori) vanno avanti imperterriti, come se niente fosse. Anche se il film è cambiato. Con i cinema chiusi. E la commedia sta diventando un (quasi) dramma, se non addirittura un horror. Gli ingaggi dei calciatori, già strapagati, sempre incondizionatamente a crescere, sono ormai un diritto acquisito dalla categoria. Anche per giocatori attempati, sul viale del tramonto. Che mai in campo daranno più di quanto hanno già dato. Un dovere, un obbligo a cui i club devono si sono dovuti attenere fino a ieri. Sino a prima della crisi globale. Per non perdere i giocatori, il loro capitale. Sportivo ed economico. E per non uscire dal mercato.

Il vento del football però sta cambiando. I 60 milioni annui per un Ronaldo che non incide fanno parte di un’altra epoca. Le previsioni meteo danno un cielo finanziario diverso. Più nuvole che cielo azzurro. Tornerà il sereno? Intanto le società, anche le italiane, sono strozzate da costi non bilanciati da ricavi. Dall’Inter alla Juve, passando dalle romane. Tutte hanno il dovere (dichiarato) di ridurre monte ingaggi troppo elevati. Che rappresentano una quota parte eccessiva, ingiustificabile. Per non parlare della contrazione delle compravendite.

Richieste eccessive dai giocatori

Nella scorsa estate solo Chelsea e Manchester City non hanno badato a spese. Per quasi tutte le altre big del continente, tanti scambi alla pari, parametri zero, austerity. Ma le richieste dei giocatori, quelli già con ingaggi top, continuano ad essere imprescindibili. Dal Covid. Dalla crisi. Persino dal merito sportivo. Dal reale impatto delle loro prestazioni. Che invece non sono quasi mai in crescita. O comunque proporzionati agli aumenti di ingaggio richiesti.

I super pagati della Serie A, ad ogni rinnovo, non chiedono adeguamenti. Ma stravolgimenti. Cifre ex novo. Anche del 30-40%. Che a volte non possono nemmeno bastare. A loro, ai procuratori che li assistono, la contingenza economica non interessa. È cosa d’altri. È il caso di Gigio Donnarumma, portiere del Milan e della Nazionale. Sei milioni netti a stagione, contratto in scadenza a giugno 2021. Il club rossonero, che al 30 giugno 2020 ha registrato una perdita netta di circa 195 milioni di euro, con ricavi in flessione di oltre il 20%, un monte ingaggi che da 111 milioni è forzatamente passato a 90, si è spinta oltre i propri parametri (come per Ibrahimovic) proponendo al portiere un robusto rinnovo. Da 6 a 8 milioni. Una cifra che forse in tempi di crisi nessun club potrebbe (vorrebbe) sborsare per un portiere. E invece l’offerta del Milan è stata respinta al mittente dal re dei procuratori Mino Raiola. E dallo stesso giocatore. Che già nel 2017, quando non accettò il rinnovo a 5 milioni, venne pesantemente contestato a Cracovia contro la Polonia nel suo debutto con la Under 21. Dagli spalti lanciarono finte banconote. Con gli stadi vuoti ora non potrebbe accadere. Ma il sentimento generale probabilmente è peggiorato. E questo potrebbe essere il nodo cruciale del calcio. Un punto di non-ritorno su cui occorre una seria riflessione collettiva da parte di tutto il sistema. Prima che sia troppo tardi.

Un aumento sempre e comunque

Il calcio strozzato nei conti, nell’indignazione popolare, finisce per avvilupparsi su stesso. Come l’ancora giovanissimo Donnarumma, nell’estate 2021, tanti calciatori, molti dei quali top e parecchio attempati, sono in scadenza di contratto. Con i rispettivi club non più intenzionati a rinnovare. Tanto per citare alcuni, i madridisti Sergio Ramos e Modric, il blaugrana Messi, dall’Inghilterra Pogba, Cavani e David Luiz, in Germania Boateng. Ma c’è addirittura chi si è spinto oltre. E in sede di rinnovo, oltre all’aumento, si è allungato in valutazioni tecniche. Non solo un posto in squadra. Ma anche un modulo di gioco di proprio gradimento. È il caso del terzino albanese del Napoli Elseid Hysaj. Il procuratore Mario Giuffredi, ai microfoni di Radio Kiss Kiss. «Se arriverà un allenatore con la difesa a quattro si sposerebbe bene con Elsi, ma dopo tanti anni e tanti momenti in cui ci siamo incontrati per il contratto senza trovare accordo è giusto che cambi aria e vada ad affrontare nuove esperienze». Così va il football dei calciatori, anche quelli che con il proprio nome non vendono mezza maglietta. Nell’era del Covid, dei bilanci in rosso e del futuro che non v’è certezza. E loro con una mano sempre sul cuore.

Fonte Il Sole 24 Ore

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