Il pensiero di un tifoso:”Questo campionato mi ricorda quello del 1989…”

Ci risiamo.


Quando non si sa più a cosa attaccarsi, quando capisci che hai l’acqua veramente alla gola e ti senti tirar giù per i piedi, quando non hai armi, non hai fibra morale, non hai tempra ecco che gridi al complotto ordito ai tuoi danni.
Ridicolo…ridicolo e patetico.
A mia memoria, questa squadra non è mai stata tutelata nella sua travagliata storia, nemmeno quando aveva al suo interno delinquenti del calibro di Luciano Moggi, eppure ce la siamo sempre cavata.

Questa annata mi ricorda sempre più quella tragica ed inattesa del 1989, quando ci presentammo a Lecce con il treno della speranza sull’onda di due risultati positivi arrivati entrambi per gentile concessione l’uno di una squadra retrocessa e l’altro dei campioni d’Italia.
Andammo in Puglia forti di una squadra di galant’uomini, che anziché dare il massimo per salvare noi e loro stessi, si presentarono da Borsano pretendendo un miliardo di premio salvezza da spartirsi fra di loro come dei pirati saraceni con un bottino di guerra.

La stampa sportiva e non, unica arma che ci era rimasta per tentare di ribaltare la sorte contro un avversario più forte e determinato di noi, ma che per fortuna nostra politicamente contava meno di zero, era TUTTA dalla nostra parte.
Avevano passato le settimane precedenti gridando allo scandalo, chiedendo tutele nei nostri confronti, facendo muro compatto e granata per restare in serie A.
Erano tutti dalla nostra parte, gobbi e Lecce esclusi.

Sappiamo bene come andò a finire.
Coltivammo e fertilizzammo con una certa noncuranza un clima fortemente ostile, che ritroveremo poi dieci anni dopo, quando Aghemo si trovò davanti un Cavasin che si strappava la maglia sudata per dimostrargli che la serie A la si conquistava sul campo, con il lavoro e la fatica e non andando a mendicare titoloni favorevoli dei quotidiani, ospitate in tv e convincendo l’opinione pubblica che si fosse vittime di un complotto: serie B anche in quel caso, meritatissima.

Oggi Cairo non solo non ha imparato la lezione, ma riesce a fare ancora di peggio visto che la maggior parte dei quotidiani o sono suoi o li controlla in modo indiretto.

Un antico proverbio cinese dice che il frutto della pace è appeso all’albero del silenzio.
Anche se non siamo targati Pechino, cerchiamo di stare zitti che è meglio.

E.B.

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