È morto Sergio Vatta - IL TORO SIAMO NOI
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È morto Sergio Vatta

Sergio Vatta nacque a Zara in Dalmazia, all’epoca parte del Regno d’Italia, il 5 ottobre del 1937.

In gioventù subì in prima persona le conseguenze della seconda guerra mondiale. Dovette abbandonare gli amati territori dalmati, diventando esule. Si stabilì a Torino. Vatta negli anni sessanta fu calciatore nelle serie minori.  Giocò nelle seguenti squadre: Triestina, Aquila, Campobasso e Fano. Il suo nome viene ricordato per essere stato un grandissimo allenatore di settori giovanili.

Cominciò ad allenare squadre minori alla fine degli anni sessanta. Fu allenatore di Fano, Ancona, Ivrea, Asti, Pro Vercelli e nel 1972 arrivò alla Junior Casale società blasonata relegata nelle serie minori. In due anni la portò in serie C1.

Viste le sue ottime doti il Torino mise gli occhi su di lui e detto fatto nel 1976-77 divenne l’allenatore del settore giovanile dei Granata.

Con i giovani del Torino vinse due campionati Berretti, due campionati Primavera, sette coppe Italia Primavera e quattro tornei giovanili di Viareggio. Lanciò nel mondo del calcio professionistico campioni come Dino Baggio, Benito Carbone, Sandro Cois, Roberto Cravero, Diego Fuser, Gian Luigi Lentini, Andrea Mandorlini, Giuseppe Pancaro, Roberto Rambaudi e Christian Vieri.

Nel 1990 fu per un breve periodo allenatore della prima squadra del Torino e dal 1990 al 1996 fu responsabile del settore giovanile della Figc, allenando giocatori azzurri come: Massimo Ambrosini, Alessandro Del Piero, Alessandro Nesta, Andrea Pirlo, Francesco Totti e Nicola Ventola.

Gli ultimi incarichi da lui ricoperti furono quelli di allenatore della nazionale femminile, dal 1999 al 2001 responsabile del settore giovanile della Lazio con cui vinse due campionati e l’ultimo incarico in Grecia come responsabile del settore giovanile del Paok Salonicco.

Nella metà degli anni Sessanta l’allora ventottenne Vatta era giocatore dell’Aquila in serie C e gli arrivò un’offerte dal vicino Molise precisamente dal Campobasso. La squadra militante in serie D voleva il calciatore zaratino tra le proprie fila.

Sergio Vatta accettò e firmò per il Campobasso allenato dal campione del mondo di Francia ‘38 il padovano Mario Perazzolo. Con i Lupi Molisani trovò una squadra composta in gran parte da giocatori Veneti; c’erano i vari Ballarin, Lanza, Trulla, Gambato, Padovan, Susan e Zennaro e trovò un altro esule come lui il Fiumano Bruno Persich. Con il Campobasso giocò 32 partite realizzando due reti contro il Cezzi Novoli e il Melfi. Il campionato finì con la vittoria del Barletta e Molisani salvi.






Nel suo libro autobiografico “La magia del Filadelfia” Sergio Vatta ricorda così il periodo trascorso nel capoluogo Molisano:

“A Campobasso, dove la gente è di una gentilezza infinita, la stagione si trascinò tra mille difficoltà economiche, ma alla fine fortunatamente, emerse la positività del fattore umano, che mi consolò di tutto.

Il merito fu del mio grande amico e compagno di squadra Bruno Persich, un Fiumano che aveva sposato una molisana e si era sistemato proprio a Campobasso.

Forse furono proprio gli spaghetti alla chitarra di sua moglie Michelina a farmi restare fino in fondo. O la solidarietà di un altro compagno di squadra il rampollo di un’agiata famiglia Gino Scassera che amava il calcio come la propria vita e trasmetteva la passione a tutti noi, presi in quel limbo professionale. Il tecnico era un galantuomo dal nome importante, Mario Perazzolo “per tutti il signor Mario”. Sì, pensandoci bene, da Campobasso ho portato a casa più valori umani che soldi. Questi li ho consumati in fretta, quelli li ho ancora dentro di me e ogni tanto riemergono, sempre più preziosi”.

Con lui oggi se ne va un altro pezzo di un Torino che non c’è più.