Mihajlovic:”Ora basta,voglio tornare ad essere un zingaro di merda”

Gli ultimi dodici mesi sono stati molto intensi per Sinisa Mihajlovic, soprattutto sotto l’aspetto emotivo: la battaglia contro la leucemia lo ha segnato, regalandogli al contempo anche quella consapevolezza di poter superare gli ostacoli che la vita gli ha messo davanti sotto forma di malattia.

Oggi è il giorno dell’uscita della sua autobiografia ‘La partita della vita’, in cui racconta la sua rinascita dopo la terribile notizia ricevuta nel luglio 2019 e il successivo percorso che ce lo ha riconsegnato sulla panchina del Bologna.

Il tecnico del Napoli è soddisfatto della vittoria sul Bologna; è meno contento, invece, del rendimento di Mario Rui e Ghoulam in allenamento.

Intervistato dal ‘Corriere della Sera’, Mihajlovic si è soffermato sul periodo di degenza all’ospedale Sant’Orsola dove, per evitare flussi di curiosi, gli venne affibbiata la falsa identità di Cgikjltfr Drnovsk, un 69enne senza fissa dimora.“Al Sant’Orsola mi avevano dato questa falsa identità, per non attirare curiosi che disturbassero altri malati. Dopo i primi due cicli di chemio, dimostravo altro che 69 anni. Trovavo ironico quel senza fissa dimora affibbiato a me, che in ogni stadio ero accolto dal coro di zingaro di m…”.

Tra le cose che l’allenatore serbo non rifarebbe c’è lo sputo a Patrick Vieira in un Lazio-Arsenal di Champions League.

“Ottobre 2000, Lazio-Arsenal di Champions League. Da quando gioco a calcio ho dato e preso sputi e gomitate e insulti. Succede anche con Vieira. Gli dico nero di m… Tre giornate di squalifica. Sbagliai, e tanto. Lui però mi aveva chiamato zingaro di m… per tutta la partita. Per lui l’insulto era zingaro, per me era m… Nei confronti di noi serbi, il razzismo non esiste…”.

Uno dei ricordi rimasti impressi è senza dubbio il ritorno in campo per la prima volta dopo l’annuncio della malattia, con un fisico debilitato che comunque non riuscì a fermare la voglia di stare vicino ai suoi ragazzi.

“Venticinque agosto 2019. Prima di campionato a Verona. Peso 75 chili, ho solo 300 globuli bianchi in corpo. Imploro i medici di lasciarmi andare. Rischiavo di cadere per terra davanti a tutti e un paio di volte stavo per farlo. Nel sottopassaggio mi sentivo gli sguardi di compassione addosso. Quando mi sono rivisto in televisione, non mi sono riconosciuto”.

Da quando la leucemia è diventata di dominio pubblico, Mihajlovic non ha più ricevuto insulti dagli spalti. Una mancanza che però ‘non gli va giù’.

“Mi ha aiutato molto. Ma ora basta. Non vedo l’ora di tornare a essere uno zingaro di merda“.

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