Clara Mondonico:”Quella volta che papà affrontò un ragazzo della Juve e contro il Real…”


Pensi a Emiliano Mondonico, e da poetico nomade della panchina qual è stato, in questa notte nostalgica di primavera ti scopri a cantare Vagabondo, dei suoi amatissimi e fraterni Nomadi. «Il gruppo preferito da papà… Beppe Carletti e gli altri, sono stati degli amici veri. E poi non è che fossero fortissimi, anzi… Però è stato anche l’allenatore della loro squadra di calcio». È uno dei tanti aneddoti di vita vissuta, che Clara, la secondogenita del più umano e più vero degli allenatori italiani, tira fuori dal suo cassetto dei ricordi di famiglia.

Mondonico è volato via, a 71 anni, dopo una lunga lotta contro il cancro combattuta fino alla fine con estrema dignità, da uomo verticale. Ma per noi “senza-Mondo”, per sua moglie Carla, per le sue figlie Clara e Francesca, i suoi nipoti Lorenzo e Gaia, ma anche per tutto il popolo degli stadi, è come se non se ne fosse mai andato da qui, specie dalla sua Rivolta d’Adda. Neanche per i suoi ragazzi de “L’Approdo” gli allenamenti settimanali si sono mai interrotti. Adesso all’oratorio di don Luca, il Sant’Alberto, a guidare la formazione dei tossicodipendenti e alcolisti seguiti dal dottor Giorgio Cerizza dell’ospedale di Rivolta, ci pensa uno degli allievi prediletti del “Mondo”, Giancarlo Finardi.

«Me lo ha chiesto Clara di continuare questa “missione” che Emiliano portava avanti da anni, e io ho risposto subito di sì. Andiamo avanti grazie all’aiuto di tre ragazzi eccezionali, Flavio, Mario e Enzo, e al supporto medico di quell’uomo straordinario che è il dottor Cerizza», dice Finardi che per un decennio alla Cremonese ha avuto Mondonico sempre al suo fianco: prima come compagno di squadra e poi da allenatore della sua prima storica promozione in Serie A, stagione 1983-’84. «Una squadra fantastica quella in cui il “Mondo” lanciò il giovane Gianluca Vialli », sottolinea Finardi che appena si smarca dagli impegni professionali con l’Atalanta (è il responsabile tecnico del settore giovanile del club orobico), da Zingonia vola a Rivolta d’Adda, dove continuano ad arrivare decine di storie umane come quella di “Paolino”. Il ragazzo che Mondonico amava sempre ricordare: «È la nostra mascotte, un ragazzino di terza media che ogni mattina prima di entrare in classe si scolava sei-sette grappini. Grazie anche al calcio, almeno l’80% dei ragazzi dipendenti da alcol e droghe ne vengono fuori…».

Parole del “Mondo”, scolpite nella memoria di coloro che l’hanno seguito e marcato a uomo, a cominciare ovviamente dalla sua bella famiglia. «Gaia calcia il pallone, Lorenzo, – dice Clara – il nipote più grande, si è appena tatuato la figura del nonno mentre alza al cielo la panchina nella partita contro l’Ajax». La notte amara di Amsterdam, quella della finale di ritorno di Coppa Uefa (1992) persa «immeritatamente » dal suo Torino. «Io c’ero quella sera in Olanda, e in aereo nel viaggio di ritorno ricordo mio padre che era furioso con l’arbitro. Poi mi ha visto piangere e si è messo a consolarmi, così ha smaltito la rabbia per quella sconfitta ingiusta del Toro», continua Clara, la “figlia ultrà” che ha sempre seguito con passione tutte le formazioni paterne (Cremonese, Como, Atalanta, Torino, Napoli, Cosenza, Fiorentina AlbinoLeffe).

«Posso dire con orgoglio che sono sempre stata presente allo stadio ad ogni partita delle squadre che ha allenato. La mia squadra del cuore? Mio padre…», sospira Clara con un filo di commozione ripensando al suo caro “mister” di casa. «Io ho anche giocato a calcio, nell’oratorio di Rivolta. Ruolo? Punta, alla Pippo Inzaghi: un campione del mondo certo, uno dei tanti ragazzi che sono arrivati ad essere dei vincenti anche grazie a Mondonico. Quando papà tornava dagli allenamenti e mi vedeva lì in mezzo agli altri maschi sa che faceva? Scendeva dalla macchina e si metteva a giocare con noi finché non faceva buio».

Il “Mondo” amico e mister di tutti gli oratori d’Italia. «Quando divenne testimonial del progetto calcio in oratorio del Csi (Centro sportivo italiano) predicava instancabile ai genitori: “Una volta alla settimana andate in oratorio e giocate con i figli degli altri”. Tanti l’hanno ascoltato». Un padre attento e rispettoso dei valori, un genitore sempre presente, amorevole e protettivo. «Una volta quando vivevamo a Torino un ragazzo tifoso della Juve mi aspettava tutti i giorni alla stazione degli autobus per insultarmi. Aveva scoperto che ero la figlia di Mondonico, il “nemico”. Papà lo seppe e venne a dare un occhio.. Appena vide il ragazzo che mi minacciava prima lo ammonì, poi quello salì impaurito sul bus e papà lo seguì in macchina fino alla sua fermata. Quando scese gli disse: “Ora so dove abiti, o la smetti o vado a parlare con i tuoi genitori”.

Non mi diede più fastidio – ricorda ridendo Clara – . Papà era fatto così, prendeva le cose di petto. Come quella volta a Madrid contro il Real… Io ero in curva con i tifosi del Toro e quando seppe che erano in corso degli scontri andò dal presidente del Real Madrid e gli disse a muso duro: “Guarda che là fuori c’è anche mia figlia… se gli succede qualcosa è meglio che a Torino non vi presentate”». La grinta del combattente, «Emiliano è l’uomo più scaltro, sensibile e intelligente che abbia mai incontrato nel mondo del calcio», dice Finardi che ricorda il sorriso bello e l’ironia del “Mondo”.

«Quando si è ammalato un giorno mi disse: “Guarda Giancarlo come mi sono ridotto… peso 61 chili”. E io gli faccio: è il peso di quando quando giocavi, quindi non stai tanto male. E giù a ridere!». Sorride anche Clara quando ripensa a un derby battagliero perso dal Toro contro la Juventus, con Bruno e Policano espulsi malamente. «Papà quella sera era nero, non aveva neanche voglia di cenare… Allora io arrivo a tavola e mi presento con la maglia di Pasquale Bruno e mi fa: “Clara tu sei una pazza…”. Già, ma intanto gli era tornato il sorriso, e anche l’appetito». Il “Mondo” “gastrosofo”, amante del buon vino e orgoglioso del suo salame che affettava per gli amici nelle cene conviviali sotto le stelle alla cascina della Brusada.

Il mondo ultrà ha sempre sentito e cantato il “Mondo uno di noi!”. «Domenica scorsa a Bergamo sono andata a salutare i ragazzi del Baretto… mi emozionano sempre, perché hanno sempre un pensiero gentile per papà.Mi succede lo stesso quando vado in curva Maratona a Torino.

“Emiliano non è mai voluto diventare un personaggio, ed è sempre stato contento e riconoscente di quello che il calcio e la vita gli aveva dato».

Il calcio gli diede cinque promozioni in A, una Mitropa Cup (1991) e una Coppa Italia con il Torino nel ’93. Avrebbe meritato la grande occasione ma quella gli era sfuggita di mano, per colpa della sua grafia. «Era fatta con l’Inter – interviene Clara – ma la moglie del presidente Pellegrini pare avesse la mania di “pesare” la personalità dei dipendenti del marito in base alla loro grafia. Papà venne “bocciato”, aveva una grafia impossibile, era nato mancino e per correggerlo a scuola gli imposero di scrivere con la destra. Risultato: scriveva lettere tutte uguali, lui stesso faceva fatica anche a rileggersi».

Le lettere che arrivano ancora, quelle spedite dai tifosi, invece si leggono e portano messaggi che scaldano il cuore della Fondazione Emiliano Mondonico che è vicina a tutte le iniziative solidali e domenica a Firenze ricorderà Davide Astori. «Papà lo aveva allenato a Cremona che era un ragazzino. Anche con lui aveva visto giusto, un giorno disse: “Astori è un ragazzo serissimo, uno che farà strada”. Il funerale di Davide l’abbiamo guardato assieme in tv… Papà piangeva, e a un certo punto mi fa: “Chissà se verrà tanta gente anche al mio?”. Al suo funerale, tre settimane dopo la morte di Astori, a Rivolta d’Adda sembrava di essere allo stadio: bandiere, striscioni, cori, fumogeni… Tutte le tifoserie unite nel nome del “Mondo”. Sarebbe stato orgoglioso di tanto amore… E adesso, mi piace pensare che da lassù, se la contano e se la ridono, assieme a Davide».


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