Il pensiero di un tifoso:” Tristi tutti e tre…”


Ancora due parole sulla vicenda Nkoulou, se non vi ha troppo annoiati ed avrete la pazienza e la bontà di leggerle.

Con il teatrino di ieri pomeriggio, il comunicato stampa del giocatore, la replica di Cairo che gioca allo scaricabarile con Petrachi senza però mai nominarlo (una delicatezza non da poco) e la contro replica dello stesso ex direttore sportivo, penso sia toccato veramente il fondo.

Una storia triste con attori tristi: tutti quanti.

Nkoulou ha sbagliato: ha sbagliato i tempi, ha sbagliato i modi, ha sbagliato mancando di tatto e di rispetto.
Nkoulou non ha capito che quelle contro il Wolverhampton, per il Toro, erano le partite più importanti degli ultimi anni, e forse dell’intera stagione.

Per Nkoulou, giocatore abituato a palcoscenici prestigiosi, la doppia sfida contro gli inglesi era solo un confronto come tanti.
Un paio di gare del tutto normali nella carriera di un calciatore che ha giocato la Champions League, si è laureato campione africano, che è qui a Torino quasi per caso.

Lui, come tanti altri, ha giocato male all’andata, ma solo lui, a differenza di tutti i suoi compagni, non è voluto scendere in campo al ritorno, de facto suicidandosi mediaticamente parlando.

Non è ovviamente colpa sua se abbiamo perso e siamo stati eliminati, ma il concetto che è passato, nella sostanza, è quello.

L’immagine del giocatore “infame” passa anche e soprattutto perché dall’altra parte, come tuo interlocutore diretto, non hai un webete che posta “buongiornissimi e kaffeeee???”, ma il più grande editore italiano, con un impero di scribacchini al suo servizio, sul web e sulla carta stampata.
Oltre a questo, un uomo con una capacità straordinaria nel veicolare e plasmare le situazioni a suo favore.
Mettersi contro un professionista dell’informazione, se non parli nemmeno italiano, non è mai una gran trovata.

Da Salvini a Nkoulou sembra ci sia un abisso, ma in realtà è un passo, al massimo due: sempre di suicidio clamoroso si tratta.

Chiaro che la situazione creatasi sia figlia di qualcosa di ben più marcato e profondo, di un modus operandi che è sempre il medesimo: un presidente che promette e non mantiene (ai tifosi come ai calciatori) o che pensa di essere sempre e comunque il più bravo, il più furbo, il più scaltro di tutti.

Oltre a questo, ovviamente, la condizione più generale del Toro, che se dalla stampa (di Cairo) ci viene presentato come una realtà vincente, rampante, in costante ascesa, nei fatti è una squadra mediocre, che produce risultati mediocri in un campionato meno che mediocre.

E qui si torna al punto iniziale del discorso: Wolverhampton come gara della vita, come partita del secolo.
Stiamo parlando di un playoff per entrare ai gironi di Europa League, e cioè una competizione Europea di serie B, evitata come la peste dai grandi club.
Questo, il punto più alto, la partita più importante degli ultimi anni per il Torino ed i suoi tifosi.

Se Nkoulou chiede la cessione, anzi, la chiede “encore”, è anche e soprattutto perché il Toro non è mai un porto di arrivo per nessuno, ma solo uno scalo di passaggio.

Quando non esiste una volontà reale di compiere un grande salto, ma si continua in una politica di piccoli passi che spesso sembrano quelli dei gamberi, non si può pretendere che chiunque arrivi qui, ci resti gioioso per il solo piacere di indossare la maglia granata ed abitare a Torino.

Per quanto sia comunque un privilegio assoluto quello di vivere in una città che, unica al mondo, può vantarsi di necrologi che possono recare la dicitura “anziano Fiat”, e che ha dato i natali a Norberto Bobbio ed Erminio Macario, temo che un calciatore professionista aspiri ad altro per la sua carriera.

La frittata oramai mi sembra fatta: Cairo ha tutti i mezzi per uscirne pulito e Nkoulou per ritrovarsi con un marchio di infamia addosso “in aeternum”.
Serve uno sforzo enorme per ricucire, ma il calcio è un ambiente talmente cialtronesco che non mi stupirei se tutto finisse con un “volemose bene”.

Alla base di tutto continua ad esserci un enorme misunderstanding: un Toro che dovrebbe essere traguardo e che invece continua ad essere un traghetto…

Forse è una questione di traduzioni sbagliate dall’italiano al francese.

Au revoir.

Ernesto B.


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