Il debutto stagionale del Torino è ormai alle porte, ma la sensazione che accompagna l’ambiente granata è quella di una squadra incompleta e lasciata al caso. Come evidenzia Tuttosport, i problemi non mancano e il filo rosso che li unisce è la scarsa capacità della dirigenza, guidata da Urbano Cairo e Davide Vagnati, di costruire una rosa equilibrata e competitiva.
Emergenza in difesa: Ismajli out, Coco “salvato” dal destino
Il ko di Ismajli ha complicato i piani di Baroni, costretto ora a ridisegnare la difesa. In un club con una programmazione seria, un infortunio non dovrebbe trasformarsi in un’emergenza. Invece, il Torino si ritrova a dover “rilanciare” Coco, giocatore fino a pochi giorni fa in uscita. Una mossa che sa di improvvisazione più che di scelta tecnica.
Attacco: Zapata e Simeone, luce in fondo al tunnel
L’unico vero spiraglio positivo arriva dall’attacco, con Zapata e Simeone pronti a formare una coppia che sulla carta può funzionare. Ma anche qui la sensazione è che il Toro si sia affidato a una scommessa dell’ultimo minuto, più che a un progetto costruito nel tempo.
Mercato: soliti vincoli, soliti alibi
La cronaca di Tuttosport fotografa bene la situazione: per arrivare ad Asllani o a un centrocampista di livello serve prima vendere. Una condizione che si ripete anno dopo anno e che denuncia un limite strutturale: Cairo non vuole (o non può) investire senza prima cedere, lasciando Baroni a lavorare con una rosa piena di doppioni e priva di qualità in zone cruciali del campo.
Cairo, 20 anni di limiti
Il risultato è che, a pochi giorni dal via ufficiale della stagione, il Torino si presenta con più incognite che certezze. Gli infortuni pesano, ma ancora di più pesa una gestione che da vent’anni procede con il minimo sindacale, senza mai offrire ai tifosi una squadra all’altezza della piazza e della sua storia.
Il verdetto del campo arriverà presto, ma il giudizio sulla società sembra già scritto: il Toro continua a essere frenato dalle scelte (o dalle non-scelte) di chi lo guida.

