Pasquale Bruno,Ronaldo e i gomiti nelle costole - IL TORO SIAMO NOI
Pasquale Bruno,Ronaldo e i gomiti nelle costole - IL TORO SIAMO NOI
Pasquale Bruno,Ronaldo e i gomiti nelle costole - IL TORO SIAMO NOI
Pasquale Bruno,Ronaldo e i gomiti nelle costole - IL TORO SIAMO NOI
Pasquale Bruno,Ronaldo e i gomiti nelle costole - IL TORO SIAMO NOI

Pasquale Bruno,Ronaldo e i gomiti nelle costole


Dalle pagine di Tuttosport Pasquale Bruno ci racconta la sua ricetta per fermare Ronaldo e la Juve.

Pasquale Bruno, come si può, se si può, colmare il divario tecnico con la Juve?

«Non hanno punti deboli, bisogna partire dal fatto che adesso hanno 22 giocatori intercambiabili e fortissimi. Il Toro potrà avere le sue possibilità se avrà voglia di giocarsela, di proporsi, di sfidare i bianconeri nell’uno contro uno. Tanto è inutile pensare ai raddoppi, sono talmente bravi che se ne piazzi due in marcatura su uno arriva quello libero e ti frega. Ripeto che bisogna giocarsela, mettendoci quella forza fisica che in questa stagione il Toro possiede. La distanza tra la Juve e tutte le altre è evidente, ma quest’anno abbiamo una squadra importante sotto l’aspetto atletico. Una variabile che ha un peso, se si affrontano i bianconeri. Che possono perdere, visto che ai miei tempi capitava a una squadra come il Milan di Sacchi, una tra le migliori nella storia del calcio».

Sarà il primo derby per Cristiano Ronaldo: quanto le piacerebbe affrontare il portoghese?

«Bisognerebbe chiedere a lui, o a Messi che con il portoghese condivide la palma del giocatore più forte al mondo. Vorrei sapere da lui cosa penserebbe di un difensore che gli si appiccica addosso per tutta la partita. Altro che i due o tre metri che vengono concessi ora. I gomiti nelle costole a palla lontana, le intimidazioni o la maglia tirata erano trucchi che adottavo, poi con le telecamere ovunque il discorso è cambiato. Qualche intimidazione con le mani davanti alla bocca, comunque, le farei anche adesso, allo juventino. Dico questo nel rispetto di un giocatore che fa bene al calcio italiano. Che, ripeto una volta di più, a livello di club dovrebbe avere il coraggio di insistere maggiormente con i giovani. Come sta facendo Mancini in Nazionale».