“Il mercato del Toro è più fermo di una Simca dallo sfascia carrozze…”


Riprendiamo il pensiero di un tifoso sull’immobilismo della società sul mercato.

Disquisire del mercato del Toro di Cairo, anzi, visto che il risultato è praticamente sempre identico, DEI MERCATI del Toro di Cairo, è esercizio assolutamente penoso.
I mercati di Cairo sono intricati, disarmonici, noiosi, agonici.
Mai un guizzo, mai una speranza, poche gioie e tante prese in giro.
Ne sanno qualcosa i giornalisti che col Toro (ed in alcuni casi sul Toro) ci campano.
Ogni giorno alzarsi al mattino e dover riempire 3 pagine di nulla cosmico continuando a ripetere le stesse baggianate cambiando e modificando solo qualche frase deve dare la stessa soddisfazione che da il tentare di avere un amplesso con un termosifone.
Deve essere realmente dura, anche perché persino la migliore delle penne dopo un mese di scritti tutti identici nella sostanza, si trova in difficoltà : ad un certo punto i sinonimi finiscono.

Qualche tempo fa scrissi un post sottolineando l’opera meritoria di un quotidiano che giornalmente martellava Cairo denunciandone con perizia gli errori, le promesse mendaci, gli inganni e le mancanze.
Allo stesso tempo ne chiesi simbolicamente l’aiuto affinchè i tifosi non fossero lasciati soli a combattere le loro battaglie, invitandone i giornalisti a continuare a fare le pulci a Cairo anche in estate, quando la tentazione di puntare tutto sui titoli di mercato, sui sogni e le illusioni balneari, è sempre fortissima.
A distanza di qualche mese posso affermare con assoluta certezza che il mio appello non solo è caduto nel vuoto (non che mi aspettassi qualcosa di differente ovviamente) ma che oramai anche quel quotidiano è andato definitivamente perso, messo a tacere come qualsiasi altra voce di dissenso.

Leggere oggi -oddio leggere mi pare un parolone – diciamo buttare un occhio a ciò che scrive Marco Bonetto, che sostanzialmente allarga virtualmente le braccia, alza gli occhi al cielo e sull’indecente telenovela Bruno Peres afferma “eh…non possiamo fare altro che aspettare e sperare…”
fa cascare i coglioni e li fa rotolare giù per un dirupo.
Il giornale che pochi mesi fa sbatteva il “mostro Cairo” in prima pagina, oggi ci dice che non ha più colpe.
Tutto è cambiato in un attimo, Cairo da demonio è diventato buon padre di famiglia, il Toro, che sul mercato è più fermo di una Simca da uno sfascia carrozze, ci viene presentato come dinamico e ricco di sogni e di belle prospettive.
Ci sono gli editoriali di Ravezzani e Jacobelli che come ai bei tempi -si fa per dire- di Cimminelli ci dicono che tutto va benissimo, che il Toro è sano e che quello è ciò che realmente conta…
Come dire “l’importante è la salute”….che poi è vero, lo diceva sempre anche mio nonno, poi è morto”.

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