Blackstone:”Cairo è uno sfacciato ricattatore”

Un’accusa personale a Urbano Cairo più ancora che contro il Corriere della Sera. Le quarantatre pagine del ricorso presentato da Blackstone ai giudici di New York sono un distillato di veleno nei confronti del presidente della casa editrice. Il fondo chiede 500 milioni di risarcimento per la mancata vendita del Palazzo di via Solferino che fin dalla fondazione ospita il quotidiano. La richiesta è perfettamente ripartita: 250 milioni di euro (300 milioni di dollari) alla casa editrice e altrettanti personalmente al presidente e maggior azionista. Ma è proprio nei confronti di Cairo che si accaniscono gli avvocati di Blackstone. Lo accusano di essere «uno sfacciato ricattatore» per la lettera inviata il 13 luglio 2018 allo scopo di bloccare la vendita dell’immobile ai tedeschi di Allianz per 250 milioni. Il fondo americano (il più grande investitore nel mattone globale) l’aveva pagato 120 milioni nel 2013.

Quella lettera viene considerata qualcosa di molto simile a un “pizzino” mafioso «sperando di costringere Blackstone a effettuare un pagamento al fine di evitare ogni interferenza nella vendita». Insomma, se il fondo americano avesse deciso di riconoscere a Rcs una parte del ricavato non ci sarebbero stati più problemi. Gli americani, ricostruisce il ricorso, hanno respinto il ricatto e Cairo ha avviato la causa legale. Il «piano estorisivo» ha fatto fuggire Allianz impedendo i sottoscrittori dei fondi gestiti da Blackstone di realizzare il giusto guadagno. Da qui la richiesta del mega-risarcimento. Tanto più giustificato, visto che «mr Cairo» non è nuovo a comportamenti illegali.

La condanna

Ai tempi in cui lavorava in Fininvest «è stato accusato dai pubblici ministeri italiani di falso in bilancio, falsa fatturazione e appropriazione indebita». Il processo si è concluso con una condanna: «Il signor Cairo si è dichiarato colpevole e ha ricevuto una pena sospesa di 19 mesi con libertà vigilata di cinque anni». I toni molto duri sono tipici degli avvocati americani. Non stupisce che li abbiano utilizzati in una causa che vale 600 milioni di dollari. Casomai colpisce il fatto che ripetutamente viene ricordata la procedura che nel 2013 aveva portato alla vendita del Palazzo. L’operazione, proposta dall’amministratore delegato Pietro Scott Jovane era stata approvata da un consiglio d’amministrazione che rappresentava il «salotto buono» della finanza e dell’industria italiana.

Così gli avvocati di Blackstone descrivono il patto di sindacato che per anni ha governato il Corriere della Sera. «Includeva, tra gli altri, la casa automobilistica Fiat (poi ricostituita come Fiat Chrysler Automotive), il produttore di pneumatici Pirelli, la banca d’affari Mediobanca, la banca retail Intesa Sanpaolo e la compagnia assicurativa Generali». Una maniera, da parte degli avvocati di Blackstone per seminare zizzania.

Il documento che il fondo Usa ha presentato alla corte di New York è un atto di accusa nei confronti del presidente, ad ed editore del gruppo. E la Borsa scommette su un terremoto societario, tanto che il titolo ha guadagnato il 2,4% sull’ipotesi che i salotti del potere economico e finanziario italiani possano espellere Cairo e riprendersi il controllo del Corriere della Sera.

Fonte Libero