Belotti e l’amore per il Toro

L’indirizzo del destino possono anche essere le note di una canzone. “Quel giorno di pioggia ti dissi com’è / la vita ti vive senza un perché”. E “quel giorno di pioggia tu forse ricordi qual è”. E “quel giorno di pioggia tu forse non lo scorderai / quel giorno di pioggia non pioverà più”. Cantiamo come fanno i tifosi granata tutti i 4 maggio e non solo i 4 maggio, ormai da una quindicina di anni sulla musica e sui versi dei Sensounico : “Col tempo si cambia e cambierai tu”. Ed è cambiato, Belotti . Molto, in 6 anni. Perché, molto semplicemente, il Toro gli è entrato dentro. È passato dagli occhi, dalla pancia, e ha incontrato il cuore. Non sappiamo dove sarà Belotti a settembre, col suo contratto già in scadenza nel ’22 e nessun passo avanti verso il rinnovo.

Quella canzone Belotti la conosce dal 2015-2016: la sua prima stagione nel Toro. Gli è entrata dentro. Così, nelle scorse settimane, si è messo in contatto con i Sensounico e ha chiesto il permesso di far parte anche lui di quell’inno d’amore per il Grande Torino. Fino a pronunciare quell’ultimo verso, meraviglioso perché va oltre il tempo e lo spazio riunendo chiunque di noi: “E per tutti i cuori granata che non battono più”. Belotti ha chiesto ai Sensounico di poter essere lui a declamare i nomi dei Campioni. E quell’ultima frase. Lo sappiamo con certezza: è stata una sua richiesta spontanea.

Il video

Che poi ha fatto felice anche il Torino. Che intanto aveva chiesto ai Sensounico di suonare “Quel giorno di pioggia” nel pronao della basilica di Superga. Con le riprese di LaPresse, per produrre un video da diffondere martedì scorso. Anche a Belotti il Torino aveva posto una richiesta, in segreto: farsi riprendere mentre da capitano leggeva i 31 nomi dei caduti. Al Gallo si dev’essere accesa la lampadina. E, anche lui in segreto, ha contattato i Sensounico. Poi si è recato in uno studio così da realizzare una registrazione professionale: per poter declamare la formazione tipo del Grande Torino con il ritmo giusto, in base all’incedere dei movimenti musicali, con pause diverse. Abbiamo probabilmente pensato tutti che fosse un montaggio artefatto: evocativo, ma pur sempre fittizio, voluto dalla società. Ora abbiamo scoperto cosa ci fosse sotto. Non spuma d’onda sulla superficie. Nelle profondità, una storia grande come un mare.

Fonte Tuttosport