Caso tamponi: “processo equivale a calciopoli”

Continua a far discutere il caso tamponi riguardante la Lazio e la gestione dei casi di positività rilevati a novembre: la FIGC ha aperto un fascicolo per far luce sulla vicenda e sulle presunte violazioni del protocollo anti-Covid.

Inchiesta che non lascia affatto sereno il legale del club biancoceleste, Gian Michele Gentile, come si evince dalle dichiarazioni rilasciate al ‘Corriere della Sera’.

“Questo non è un processetto per un paio di giornate di squalifica: ha implicazioni importantissime, vale Calciopoli o il Calcioscommesse. È una vicenda delicata: non si risolverà in un’ora e nemmeno in un giorno”.

L’intoppo è interamente di natura giuridica: se la Procura federale ritiene che debba essere la società a comunicare i nomi dei positivi alla Asl, la Lazio sostiene invece che tale onere spetti al laboratorio incaricato del processamento dei tamponi.

“Ma il problema principale è giuridico. Secondo la Procura deve essere la società a comunicare alla Asl i positivi, secondo noi tocca invece al laboratorio che ha effettuato le analisi. Tutto parte da qui”.

Il quotidiano milanese si sofferma poi sulla richiesta che la Procura avanzerà nei confronti della Lazio: si va dall’ammenda alla retrocessione, ma in questo caso dovrebbe trattarsi di penalizzazione in classifica.

Inoltre il Torino ha presentato istanza per costituirsi come parte interessata, contro cui la Lazio ricorrerà e, anzi, chiederà di ammettere tra i testimoni il dirigente dell’Asl Roma 1, Di Rosa, che avrebbe autorizzato i capitolini ad inserire nella lista dei convocati Ciro Immobile per la contestata sfida giocata lo scorso 1° novembre sul campo dei granata.

I medici Pulcini e Rodia – presenti con la squadra a Monaco di Baviera – saranno interrogati dopo il ritorno degli ottavi di Champions ed entro domani l’avvocato Gentile presenterà il ricorso contro la decisione del Giudice Sportivo di far giocare Lazio-Torino, rinviata per l’impossibilità da parte del club piemontese di viaggiare verso l’Olimpico in virtù della quarantena imposta dall’Asl.

Non la migliore settimana per Claudio Lotito, condannato dal Tribunale di Terni a risarcire per 30mila euro Paolo Di Canio: decisive alcune ingiurie pronunciate in tv e risalenti al 2011.

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