Serie A: i club contro lo stravolgimento del format

Il consiglio federale di mercoledì pomeriggio ha contribuito a fare ulteriore chiarezza sull’ingarbugliata situazione in cui versa il calcio italiano: giovedì ci sarà l’atteso incontro tra il Governo e i rappresentanti calcistici per decidere sulla ripartenza di Serie A, Serie B e Serie C e, in caso di via libera, sarebbero valide le decisioni prese tre giorni fa.

Tra tutte, quella dell’eventuale inserimento dei playoff e dei playout per consentire il completamento del torneo qualora emergano nuovi casi di positività tra i calciatori che decreterebbero la sospensione temporanea e, di conseguenza, l’impossibilità di disputare tutte le rimanenti partite.

“Precedentemente al riavvio dell’attività agonistica sarà competenza del Consiglio Federale determinare i criteri di definizione delle competizioni laddove, in ragione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, le stesse dovessero essere nuovamente sospese, secondo i principi di seguito indicati: individuazione di un nuovo format (brevi fasi di playoff e playout al fine di individuare l’esito delle competizioni ivi incluse promozioni e retrocessioni);

In caso di definitiva interruzione, definizione della classifica anche applicando oggettivi coefficienti correttivi che tangano conto della organizzazione in gironi e/o del diverso numero di gare disputate dai Club e che prevedano in ogni caso promozioni e retrocessioni”.

Tuttavia, secondo quanto riferito da ‘La Gazzetta dello Sport’, la maggioranza dei club di Serie A è contraria ad uno stravolgimento in corsa del format. Per tre ragioni: la prima è quella logica, in quanto se non si possono giocare le gare restanti per questioni riguardanti la tutela della salute, allora come si può pensare a scendere in campo per playoff e playout, seppur organizzati in brevi fasi? La seconda è quella giuridica: da parte delle società sfavorite pioverebbero i ricorsi per contrastare il nuovo format, che sarebbe una novità non prevista, un cambiamento in corso d’opera. L’ultima, infine, è economica: i principali broadcaster si opporrebbero al pagamento della sesta rata che non avrebbe poi tanto ragione di esistere in virtù della drastica riduzione del numero delle partite.

Peraltro il presidente federale Gabriele Gravina ancora ieri, sulle pagine di ‘Repubblica’, aveva insistito sul tema dei playoff ergendolo a possibile soluzione insieme all’epilogo più drastico, quello dell’interruzione definitiva.

“Se le condizioni sanitarie lo consentiranno, i campionati devono essere portati a termine regolarmente, altrimenti procederemo a introdurre playoff e playout con la partecipazione di tutti i club divisi per fasce di classifica. Solo come ultima istanza, se non sarà possibile riprendere, potremmo individuare un criterio oggettivo per la definizione delle graduatorie, seguendo un algoritmo, ma sempre con promozioni e retrocessioni. Decideremo tutto nella prima settimana di giugno”.

Come detto tuttavia, playoff e playout non convincono le società di Serie A anche a causa delle differenti strategie intraprese in sede di mercato: molti club hanno puntato su una ricca sessione invernale per migliorare le proprie rose, investimenti che rimarrebbero ingiustificati qualora gli incontri da giocare risultassero in numero ampiamente minore rispetto a quanto previsto ai nastri di partenza della stagione.

Portavoce del pensiero che va per la maggiore in Serie A è Saverio Sticchi Damiani, presidente del Lecce intervistato da ‘La Gazzetta dello Sport’.

“L’unico verdetto del campo che conosco è quello che arriva alla fine di tutte le partite. Fare direttamente un playoff o playout dopo quattro mesi di stop assomiglia più a un sorteggio. Ripeto, quando si parla di verdetti del campo gli unici possibili sono quelli che derivano dalla disputa di tutte le gare in programma. Vedo che è l’opzione principale condivisa da tutte le parti in causa. Mi auguro si parta in una data utile per arrivare alla fine, il 13 o il 20 giugno, e fosse necessario anche andando oltre il 2 agosto, ovviamente non troppo per non compromettere la stagione successiva”.


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