Il pensiero di un tifoso:”Il Toro è davanti ad un bivio…”


Il mondo del calcio è cambiato e sta ancora cambiando e questi cambiamenti lo hanno portato e lo stanno ancora più portando oggi continuamente verso un business pericoloso e in mano a gente senza scrupoli che monopolizza tutto ciò che è intorno a questo mondo, dalle società alla pubblicità, dai tifosi (?) a merchandising, dagli sponsor alla federazione, dagli arbitri ai risultati, dalla politica alla società, nulla può considerarsi libero da questo mondo.

Potete ben capire come, se queste mie ipotesi sono corrette, sia cambiato il mondo dei tifosi. Non c’è più posto per il romanticismo e per gli affetti semplici e duraturi oggi ci sono principalmente fans di quello o quell’altro giocatore che incarna a suon di milioni il mondo di cui fa parte e che anche lui è una rotellina di questo enorme e complesso ingranaggio.

Passando al Toro dobbiamo capire in quale contesto è inserito e quindi quali difficoltà trovino la Società, a mio parere non all’altezza di questa nuovo calcio, e i tifosi, quelli veri, che si sforzano di pretendere cose che una Società non adeguata per questo mondo mai e poi mai potrà dare loro.

Le cose sono due: il Toro diventa come le maggiori società che guidano questo calcio (forse tre o quattro in Italia) oppure cambia totalmente regime.

Escludendo la prima ipotesi, almeno che non intervenga qualche pazzo al posto di Cairo, la Società, accontentandosi del decimo o dodicesimo posto in classifica con puntate più in alto in anni più fortunati, si faccia promotrice di un calcio innovativo dove attingendo giocatori dalla giovanile e si schierano e si fanno giocare in gran numero con l’aiuto di tre o quattro senatori che svolgano il ruolo di formatori e guide. In questo caso la Società dovrà scegliere un allenatore, che diventa ruolo determinante, adatto più alla formazione e alla preparazione e che non risponda a spirito di notorietà ma sia invece un manager della Società che condivida con essa le politiche e le finalità.

I tifosi tutti dovranno accontentarsi di vedere giovani in squadra che si affermano e poi vanno altrove ma che tutti giochino per la maglia e la Società non per il dio quattrino.

Io ritengo questo uno scenario possibile, basterebbe volerlo e farlo capire ai tifosi tornando allo spirito di andare allo stadio per assistere ad una gara sportiva e non a una corrida a volte razzista.


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