L’opinione controcorrente di un tifoso sul 4 maggio


Faccio due premesse.
Premessa numero uno: fino ad una manciata di anni fa, se il calendario lo “chiedeva”, si giocava tranquillamente il 4 maggio senza farsi troppe paturnie sulla cerimonia di Superga che, prima dell’epoca del selfie e della “massificazione del dolore” era, giustamente, una cerimonia molto intima ben lontana dalla fiera della porchetta, dell’applauso e della foto in cui si è trasformata ultimamente. Si scendeva in campo e, se si vinceva, la mente di chi stava sugli spalti andava a “quelli là” che magari avevano dato una mano o una spinta a quelli in campo spingendoli a dare il massimo proprio quel giorno, o almeno così ci piaceva credere. Mi chiedo peraltro cosa si sarebbe detto e scritto se, per ipotesi, il 4 maggio fosse stato il Toro a giocare una partita veramente decisiva come, per dire, una semifinale di coppa europea. Ma mi rendo conto che si tratta di un esempio puramente “scolastico” e molto lontano dalla attuale realtà.

Premessa numero due: credo che, alla fine della fiera, la partita non si giocherà effettivamente nella giornata ed all’orario annunciati e che si troverà una soluzione diversa che permetterà a Cairo, ancora una volta, di farsi bello agli occhi dei tifosi ergendosi a “paladino della giustizia” che salta sul cavallo bianco e sistema i disastri voluti dai “cattivoni della Lega Calcio”. Quasi come se la Lega Calcio fosse un’entità astrattae Cairo stesso fosse a sua volte un’entità esterna ad essa invece di farne parte a pieno titolo e di esserne uno degli elementi più rappresentativi. Per questo, se Cairo non avesse voluto la partita il 4 maggio (come ora dichiara) lo avrebbe fatto presente PRIMA in Lega, e non dopo al puro scopo di farsi bello smentendo una decisione che egli stesso, in quanto membro della Lega, deve avere in qualche modo accettato. Per questo non firmerò alcuna petizione che mi suonerebbe come una sorta di preghiera ex post a chi le decisioni avrebbe potuto prenderle prima, e non dopo magari aspettandosi anche di essere per questo ringraziato.

Premesso tutto questo, se (cosa che, ripeto, non credo) la decisione di giocare sabato 4 maggio alle ore 15 fosse confermata, non ci vedrei nulla di stupefacente, nulla di clamoroso, e tanto meno di vergognoso come si è detto e si è scritto. Lo vedrei, e lo vedo, come una cosa assolutamente normale in un calcio in cui la Memoria ed i Valori contano sempre meno, anzi non contano nulla. Trovo anche abbastanza singolare che si parli di “regole del calcio moderno” che cambiano ed alle quali bisogna in qualche modo adattarsi, e si irrida chi magari si formalizza di fronte ad un giocatore ritenuto non degno di indossare quella maglia, e poi si faccia gli schizzinosi quando le regole di quello stesso calcio moderno prevedono che si giochi proprio il sabato alle 15, guarda caso in concomitanza con una Cerimonia, di cui, detto per inciso, alla maggior parte dei dirigenti e dei giocatori importa meno di nulla.
Vedo che ora molti si dicono scandalizzati, si ergono a capi popolo, sostenendo che quel giorno non si dovrebbe giocare, che la squadra non dovrebbe scendere in campo, che i tifosi non dovrebbero entrare in quello stadio. Mi sembrano slogan assai accattivanti ma con ben poco fondamento nella realtà, in quanto si sa benissimo che nessuna società calcistica italiana avrebbe l’ardire di prendere un’iniziativa del genere (figuriamoci il Torino di Cairo). Per quanto riguarda i tifosi, trovo ancora più vacui i proclami ad un’unità inesistente ed irrimediabilmente perduta: una tifoseria che in questi anni ha accettato tutto pur di sopravvivere, comprese iniziative vessatorie portate avanti dalla società Torino nei confronti di una parte della tifoseria, non vedo per quale motivo dovrebbe ritrovare adesso, di colpo, l’unità. Infatti già si legge di fratture tra chi quel giorno vorrà comunque essere allo stadio, chi invita la squadra a non scendere in campo, chi le chiede di andare in campo e vincere la partita (come se di solito si scendesse in campo per perdere), chi pensa di salire al Colle lasciando il settore vuoto, eccetera. Settore che, se dipendesse da me, resterebbe sempre vuoto, da anni, ma io non sono un capo popolo, io non sono nessuno, io parlo solo per me stesso, da semplice tifoso del Toro e non più della società di Cairo.
Per quanto mi riguarda, ma mi rendo conto che la mia è una posizione facile, visto che di quello che la società di Cairo fa in campo ho smesso di interessarmi, se si dovesse giocare il 4 maggio alle 15, quel pomeriggio potrei presentarmi (cosa che non faccio da anni) a Superga insieme a mia figlia che porterà un mazzo di fiori, come fa sempre quando ci andiamo in altri momenti dell’anno fottendomene totalmente della partita. Ma potrei anche non farlo, e limitarmi (come ho fatto in questi ultimi anni) a recitare una preghiera ed a pensare da lontano a quei ragazzi morti troppo presto.
Quel che è certo è che la mia decisione di esserci o meno quel giorno, a quell’ora, non avrà nulla a che vedere con la presenza o meno quel giorno della dirigenza del Torino Fc, della squadra e soprattutto con l’orario di una partita (bestemmia chiamare ‘sta roba derby) che, non da ora, ma da un sacco di tempo è diventata una vera e propria farsa e che davvero, quel giorno, sarà l’ultimo dei miei pensieri.
Se la giochino loro, se vogliono, come vogliono, quando vogliono!
E lascino in pace il Toro!


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