Gramellini:”Potremmo cambiare il presidente? Non esiste alternativa a Cairo che non sia un sogno o una sòla.”

Come ogni martedi’ Massimo Gramellini dalle pagine del Corriere di Torino commenta le vicende del Toro.

Restiamo lucidi. Possiamo cambiare squadra? No. Anche se dopo il gol di Koulibaly mi sono scoperto parte-nopeo e parte «insensibile» al dolore di Buffon. Possiamo cambiare campionato? Nemmeno. Benché,iscrivendoci a quello lussemburghese, avremmo buone probabilità di cucirci il prestigioso scudetto del Granducato sulle maglie (sempre che Mazzarri non metta lo stopper Bonifazi a fare l’esterno anche lì).
Potremmo cambiare il presidente? Non esiste alternativa a Cairo che non sia un sogno o una sòla. Lui garantisce il settimo monte-ingaggi della serie A, e non è poco. Però, non essendosi costruito una rete capillare di osservatori come l’Atalanta o la Lazio, finisce per affidare le scelte decisive di mercato all’allenatore.
Allora possiamo cambiare l’allenatore? Già fatto. Mazzarri non è Miha, per fortuna. Ma neanche Gasperini. Non ha ancora saputo darci un gioco, se per gioco intendiamo la capacità dei calciatori di muoversi nello spazio senza la palla. Quelli del Toro si mettono in movimento solo quando hanno l’attrezzo tra i piedi. Se si chiamano Ljajic, riescono ancora a cavarne qualcosa. Ma se sono Rincon o Acquah, finiscono per autodistruggersi con un passaggio telefonato o sbagliato. Però Mazzarri è bravissimo a mettere in campo una squadra, donarle equilibrio e infonderle un senso. Tutto ciò che mancava a capitan Fracassa Mihajlovic. Il quale, avendo ereditato da Ventura una banda di giovani promesse, ha lasciato al suo successore un gruppo di ultratrentenni spompati (tra campionato e coppe, l’Atalanta ha giocato 50 partite, eppure domenica correva il doppio dei nostri). Dovremmo cambiare giocatori, quindi? Sì, ma non tutti. Si può ripartire dalle certezze meno logorate dall’uso: San Sirigu, Nkoulou, Ljajic, Iago e il giovane Edera (Boyé e Lukic chissà). Anche da Lyanco, Barreca, Ansaldi e Obi, ospiti più o meno fissi dell’ospedale da campo, purché prima superino gli esami specialistici a Lourdes. E ovviamente dal Pollo Belotti, nella speranza (per me una certezza) che le vacanze estive ci restituiranno un Gallo capace di fare la pace con Sirigu e persino con il pallone.

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