Tanti auguri Mondo,la tua sedia entrata nella storia


L’andata si gioca al Delle Alpi. L’Ajax aggredisce da subito, e passa in vantaggio dopo 17 minuti: Frank De Boer strappa il pallone a Lentini e serve Jonk, che batte Marchegiani dai trenta metri con un esterno straordinario. Ma non basta così poco per far arrendere il Toro e i sessantamila che sono lì per sostenerli e per sognare: si carica a testa bassa, e nel secondo tempo arriva il pareggio: tiro dalla distanza di Scifo, Menzo respinge corto sui piedi di Casagrande: tap-in, 1-1. Ma dura poco: al 73′ un disimpegno troppo leggero della difesa granata favorisce Dennis Bergkamp: per fermarlo, Benedetti lo atterra in area: è rigore, solare: Petterson non sbaglia e fa 2-1. Colpo del KO? Nemmeno per sogno: all’83’ azione sull’asse Vazquez-Lentini-Casagrande, l’italo-brasiliano si destreggia in area da attaccante puro e batte, ancora, Menzo: finisce 2-2, la finale-finale sarà in Olanda, due settimane dopo.

13 maggio 1992, Stadio Olimpico di Amsterdam: la resa dei conti, per la UEFA. L’Ajax parte con la tranquillità di chi ha due risultati su tre: Van Gaal si chiude alla ricerca della sonnolenza, del passare dei minuti lento ma inevitabile. I granata, dalla loro, rispondono con orgoglio al tentato omicidio di una partita troppo importante. I pericoli sono continui, ma la sfortuna è tanta, troppa. Perché di sfortuna si parla, quando Lentini trova il fondo, crossa e Casagrande stacca benissimo, direttamente sul palo; e di sfortuna si parla, quando Mussi prova la conclusione da lontano, che pure viene deviata, e invece della rete rotola sul palo come una presa in giro; e di sfortuna si parla, quando Sordo, a tre minuti dalla fine, aggancia un pallone colpendolo tanto bene da prendere in pieno la traversa, l’ultimo legno che mancava alla collezione. E, a completare il quadro, Policano perde la testa, riempie di calci Petterson e gli rompe un braccio. Degna conclusione di una serata maledetta. Maledetta come il Torino, dirà Cravero alla fine della partita, quando i tre fischi dell’arbitro avevano già cementato lo 0-0, la vittoria dell’Ajax, la sconfitta granata.Di quella partita si ricorda questo, ma anche altro. Si ricorda che, dopo il palo di Casagrande, Vazquez lanciava Cravero, che era in area seppur si facesse vedere raramente in avanti. Il capitano stoppa e punta Frank De Boer: c’è un contatto, cercato un po’ di mestiere. L’arbitro Petrovic non fischia: è ira. Appena si ferma il gioco, il classico capannello dei giocatori attorno all’arbitro. Poi le telecamere scrutano il bordocampo: Mondonico protesta alzando una sedia. Un retaggio del suo esser cresciuto in paese, dirà poi, perché quando c’erano casini in osteria succedeva che ci si minacciasse a colpi di sedia. Un gesto istintivo e genuino, semplice ma carico di significato. Il Toro, quell’anno, poteva vincerla, la Coppa UEFA. E quella sedia è il simbolo di chi non ci sta, né all’arbitro, né alla sfortuna. Pare che la Federazione Europea non avesse capito tutta la storia dell’osteria, tanto da squalificare Mondonico. Una squalifica mai scontata.

fantagazzetta

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