Il Toro ricorda la tragedia aerea del 1958 dei Busby Babes


Il Toro ricorda il tragico incidente aereo occorso al Machester United nel 1958 all’aeroporto di Monaco.

6 febbraio 1958. Il volo 609 della British European Airways riprova per la terza volta il decollo. C’è troppa neve, dalla cabina di controllo sconsigliano la manovra, ma il pilota ci riprova un’ultima, tragica volta. Quel volo non si alzerà mai, finirà dritto contro le mura di un edificio, in fondo alla pista. In quell’aereo c’era tutto il meglio del futuro e del talento del calcio inglese, una parte dei “Busby Babes” del Manchester United; 23 dei 44 passeggeri perdono la vita.

Matt Busby sopravvive allo schianto, anche se per ben due volte all’ospedale gli danno l’estrema unzione. Lo “scozzese di ferro” ce la fa, così come Bobby Charlton, che negli anni a venire proprio con Busby e un trio d’attacco indimenticabile ricostruirà una squadra leggendaria. Ma in quello schianto perdono la vita anche 2 membri dello staff di Busby: Tom Curry e Bert Whalley, protagonisti della crescita di quello che sarebbe diventato il miglior settore giovanile del calcio britannico. Il destino invece vuole che Jimmy Murphy, forse il miglior insegnante che Busby avesse per i suoi ragazzi, quel 6 febbraio viene impegnato come visionatore per conto della nazionale.

In quel disastro aereo perde la vita anche Duncan Edwards, a soli 21 anni. Forse il talento più grande, la gemma più preziosa di quel Manchester con cui giocò 177 partite e segnò 21 reti, vincendo 2 campionati. Divenne il più giovane a debuttare in Nazionale, a 18 anni e 183 giorni. Per tutti era il successore di Billy Wright, il capitano. Ma il Destino ci ha messo del suo. Poco prima della manovra di decollo Edwards riesce a spedire un telegramma alla sua padrona di casa per avvertirla che per problemi atmosferici avrebbe trascorso la notte in Germania. La stella dell’Old trafford si spegne 15 giorni dopo, e con lei un pezzo di quel grande Manchester. Con un ultima frase, però, che Big Dunc riuscì a pronunciare al Dottore poco prima di andarsene: “Quante chance ho di giocare in Premier la settimana prossima?”

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