Magari Roma ce la ripijamo pure a maggio

Due pali e una traversa

Di Matteo Virano

E mo’, pijamose Roma. L’ottovolante di emozioni granata, quest’anno, ha toccato i suoi picchi più alti proprio nella Capitale. Sarà che il nome stadio Olimpico profuma un po’ di casa, sarà che nelle trasferte più impegnative il Toro fa spesso bella figura. Anche stavolta i gufi anti Sinisa sono rimasti delusi, a prendere freddo sul loro ramo preferito. Copritevi bene,in compagnia dei telecronisti RAI, che dal loro trespolo si sono di nuovo dimenticati che a Torino paghiamo il canone.

Eppure le scorie del passato e l’ultima prestazione in campionato non facevano presagire nulla di buono. Calvarese era garanzia di arbitraggio ostile, ma non ha inciso più di tanto, salvo il prevedibile rigorello dubbio (un paio d’ore dopo in uno stadio diverso, guarda caso, il rigorello dubbio lo hanno dato e poi subito tolto con la moviola). Bel tentativo di imitare il pensionando Sguizzato che nella finale di oltre vent’anni fa ne concesse tre ben più scandalosi contro di noi. Allora Giannini non fallì, stasera Dzeko non è riuscito ad imitarlo, pur tirando bene. Eh, si, perché stasera in porta nel Toro c’era Vanjaman. Dopo la folle punizione schiantata sulla traversa contro il Carpi, ha dimostrato di non essere solo il giocoliere che ci fa divertire con i suoi colpi di tacco in campionato durante il riscaldamento. Goal subìto a parte, non ha sbagliato nulla. Alla prima partita vera da titolare, ha dimostrato un’affidabilità straordinaria. Pazzo e affidabile. Un portiere perfetto per rappresentare lo spirito Toro. Ne vedremo delle belle in porta d’ora in avanti, Sirigu dovrà sudarsi il posto fino a giugno, poi si vedrà. Ma la straordinaria vittoria contro la Roma non è solo merito di un portiere in stato di grazia. Roma superiore, due pali presi, un rigore parato, ma ha trovato di fronte un Toro quadrato, cinico e fortunato, tutte qualità da “grande” (sgrat, sgrat). De Silvestri che a Roma fa goal e miracoli in una difesa finalmente solida, ma soprattutto l’ormai solito Edera, golden boy granata che trasforma in oro tutto quello che tocca, specialmente i palloni che insacca nella rete avversaria. Una vittoria contro una formula studiata a tavolino per favorire le solite squadre, una vittoria che rompe la maledizione degli ottavi di finale, una vittoria che, soprattutto, non fa terminare la nostra stagione a dicembre, come troppe volte in passato. Ma di questa serata rimarrà anche il sorriso di Belotti nell’intervista post partita, un sorriso da bella persona che trasmette serenità per il presente e fiducia per il futuro. Ritrovare al più presto il vero Gallo in coppia con il giovane terribile Edera rappresenterebbe un doppio jolly da poter calare in quel maledetto stadio di periferia. Eh, si, di nuovo derby secco di Coppa Italia a casa loro, ma stavolta un quarto di finale, sale la posta in palio. Errare è umano, perseverare è diabolico. Non perseverate, ma siate diavoli. Noi sugli spalti, come sempre, ci saremo, a sgolarci in mille per zittirne quarantamila. Voi in campo, abbiate solo due parole d’ordine, ben stampate in mente: onore e risultato. E magari Roma ce la ripijamo pure a maggio.

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