Categorie: Torinofc

“Poco Toro con Mihajlovic”

Gramellini sul Corriere della Sera descrive il difficile momento del Toro e di Sinisa Mihajlovic.


Panettone sì, panettone no. In assenza di vittorie che lo rinsaldino o di sconfitte che ne agevolino il licenziamento, restiamo dilaniati da questo rovello: se il Miha dai mille pareggi sia meglio salutarlo prima di Natale o tra sei mesi. Il partito di chi non vorrebbe fargli mangiare il panettone al Filadelfia parte dalla considerazione che il suo Toro ha giocato da Toro soltanto due partite, quelle casalinghe del campionato scorso contro Roma e Fiorentina.

Lì si erano visti barlumi di un gioco organizzato – pressing alto, squadra corta – e persino di tremendismo, dopo gli anni della gnagnera venturiana. Il sogno svanì insieme con la condizione fisica, ma fino a maggio ci rimase addosso un alone di simpatica follia: il Toro di Miha dava la sensazione di prendere gol ogni volta che attaccavano gli avversari, ma anche di poterne segnare uno ogni volta che attaccava lui.

Da settembre non è stato più così. Adesso l’unico schema consiste nel consegnare la palla a uno degli attaccanti. Il quale, non trovando mai compagni liberi a cui passarla, si ingobbisce in dribbling solitari fino a infrangersi contro lo stinco di un terzino. Bastava vedere Lazio e Sampdoria, l’altra sera, per rendersi conto che il gioco del calcio può essere un’altra cosa, fatta di gente che si cerca a memoria e corre il triplo di noi, soprattutto senza palla. Per il partito dei «No Panettone» non è più tempo di esami né di indugi.

Meglio affidarsi subito a Mazzarri, le cui squadre giocano maluccio, ma prendono pochi gol ed esaltano il centravanti fin dai tempi della Reggina di Rolando Bianchi. E il centravanti, almeno quello, noi ce l’abbiamo. Anche chi è ancora disposto a fargli mangiare il panettone considera conclusa l’avventura di Miha, ma teme che cambiarlo adesso non serva a nulla. La squadra è stata costruita a sua immagine, chiunque altro farebbe fatica a cucirsela addosso. Senza contare che a maggio si potrebbe scegliere il successore in una rosa più vasta. Ed è difficile licenziare un allenatore che vince poco, ma perde pochissimo. Perciò mi auguro che contro Lazio e Napoli si decida a perdere. O meglio ancora a vincere, hai visto mai.

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